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longevità

Un team della Stanford University sviluppa un test sperimentale per misurare l’invecchiamento cellulare di cuore, cervello e altri 9 organi chiave attraverso i biomarcatori del sangue. Un semplice esame del sangue potrebbe presto rivelare non solo il nostro stato di salute attuale, ma anche il nostro futuro biologico. Un innovativo studio scientifico ha infatti dimostrato la fattibilità di un test in grado di calcolare l’età biologica di 11 organi chiave — tra cui cervello, cuore e intestino — e di stimare con precisione il rischio di sviluppare patologie gravi nei successivi 10 anni. La ricerca, attualmente in fase sperimentale, è stata pubblicata sulla prestigiosa rivista Nature Medicine dal team della Stanford University guidato da Hamilton Oh. Le prospettive sono concrete e sorprendentemente vicine, dato che secondo gli esperti questo screening predittivo potrebbe essere commercializzato entro 3 anni. Il presupposto scientifico da cui parte lo studio è che il nostro corpo non invecchia all’unisono: ogni organo segue un proprio cronometro biologico e la vera sfida è individuare i biomarcatori precoci di questo decadimento. Per riuscirci, gli scienziati di Stanford hanno esaminato i dati di oltre 44.000 persone tra i 40 e i 70 anni tracciati dalla UK Biobank, mappando circa 3.000 proteine nel sangue. Gli esperti sono riusciti a isolare quelle specifiche prodotte da singoli distretti cruciali come cervello, cuore, polmoni, arterie, fegato, reni, pancreas, intestino, muscoli, sistema immunitario e tessuto adiposo. Incrociando i livelli proteici con la storia clinica dei pazienti, è stato possibile calcolare lo “scarto” tra l’età anagrafica e l’età biologica degli organi, evidenziando che ben un individuo su quattro presenta almeno un organo che invecchia a una velocità significativamente diversa rispetto al resto del corpo. Tra tutti, il cervello si conferma il vero motore della longevità: un cervello biologicamente giovane è il miglior indicatore per una vita lunga, mentre un invecchiamento cerebrale precoce aumenta drasticamente il rischio di mortalità. Questo test rappresenta un passo da gigante per la medicina predittiva e personalizzata, permettendo di intervenire con terapie mirate ben prima della comparsa dei sintomi.

Studio della University of Sheffield svela che sopprimere lo stress molecolare ISR allunga la durata della vita. Una nuova frontiera nella ricerca sulla longevità suggerisce che il segreto per vivere più a lungo non risieda nell’attivare le difese cellulari, bensì nel sopprimerle. Secondo uno studio rivoluzionario pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS) e coordinato da Mirre Simons della University of Sheffield, l’inibizione di un particolare segnale cellulare di stress, denominato Integrated Stress Response (ISR), potrebbe estendere significativamente la durata della vita. L’ISR è un sistema molecolare complesso che funge da centrale per la gestione delle emergenze nelle cellule, attivandosi in risposta a minacce come infezioni virali o carenze nutrizionali. Sebbene in passato si ipotizzasse che una moderata stimolazione di questo stress potesse “temprare” l’organismo (concetto noto come ormesi), i test condotti su decine di migliaia di moscerini della frutta hanno dimostrato l’esatto contrario: la soppressione del segnale ISR prolunga la vita, mentre la sua attivazione artificiale la accorcia drasticamente. I risultati ottenuti dal team di ricerca, che ha visto il contributo fondamentale di Miriam Gotz, sfidano le precedenti evidenze scientifiche osservate in organismi più semplici come lieviti e nematodi, dove lo stress sembrava avere un ruolo positivo. I ricercatori hanno osservato che i moscerini con il segnale ISR inibito riuscivano a vivere più a lungo anche se sottoposti a sfide ambientali o variazioni della dieta. Questa scoperta è di cruciale importanza perché l’invecchiamento della popolazione rappresenta una delle sfide socio-economiche più urgenti del nostro tempo. L’obiettivo degli esperti non è più soltanto curare le singole patologie legate all’età, ma intervenire direttamente sui meccanismi biologici che regolano il decadimento cellulare. Attualmente, il percorso molecolare ISR è già oggetto di studi approfonditi nei campi dell’oncologia e dell’immunologia. La possibilità di manipolare questo sistema apre strade terapeutiche inedite: il prossimo passo del team sarà verificare se farmaci già esistenti e approvati possano replicare l’effetto di soppressione osservato in laboratorio. Se confermato, questo approccio potrebbe portare allo sviluppo di trattamenti anti-invecchiamento in grado di rallentare i processi biologici degenerativi, migliorando non solo la durata, ma anche la qualità della vita umana.

Se n’è parlato in un convegno a Taranto. L’Italia è ai vertici per aspettativa di vita. Ma si deve distinguere il vivere a lungo anagraficamente ed il vivere a lungo in salute. Se n’è parlato a Taranto nel corso di un convengo sulla longevità. Intervista a Saverio Internò, neurologo; Giovanni Sebastio, vice governatore distretto 108Ab Puglia

Vivere a lungo e vivere meglio: esperti a confronto su longevità e qualità della vita. Cosa significa oggi invecchiare bene? Non tanto aggiungere anni alla vita quanto – come si dice – vita agli anni. Attorno a questa domanda ruota “L’arte di invecchiare. Longevità, consapevolezza e qualità della vita”, l’incontro organizzato dall’Associazione Porte Aperte alla Cultura in programma giovedì 26 febbraio alle 19.30 nella sede di Autoclub Group di Bari, in via Napoli 364. L’appuntamento sarà trasmesso anche in diretta sulla pagina Facebook ufficiale dell’associazione facebook.com/Porteaperteallacultura La serata metterà a confronto esperienze e competenze diverse, unite da un filo conduttore comune: la prevenzione come scelta quotidiana. Interverranno il dott. Alfredo Scardicchio, specialista in Medicina dello Sport, il prof. Nicola Simonetti, medico e divulgatore scientifico, e il dott. Giuseppe Pastoressa, vicepresidente Amopuglia. Non un convegno tecnico riservato agli addetti ai lavori ma un dialogo aperto, pensato per offrire strumenti concreti e spunti di riflessione su un argomento sempre più importante. Ad aprire l’incontro saranno Miriam e Gaj Loiacono, CEO Autoclub Group. Modererà il confronto la giornalista Enrica Simonetti, che accompagnerà relatori e pubblico in un percorso tra dati scientifici, buone pratiche e nuove prospettive sul concetto di longevità. La serata sarà arricchita dalle letture di Sabina Minerva, per aggiungere alla dimensione scientifica anche uno sguardo più intimo e culturale. L’obiettivo è chiaro: riportare al centro il valore del tempo, invitando ciascuno a viverlo con maggiore consapevolezza. Perché invecchiare, oggi, non è solo un processo naturale ma, forse, una vera e propria forma d’arte. E l’arte certamente aiuta a invecchiare bene. Ingresso libero fino a esaurimento posti.

Nato il 27 aprile del 1915, è vedovo, ha due figli, 5 nipoti ed 11 pronipoti  Servizio di Pamela Spinelli Riprese e montaggio di Francesco Afrune Intervistati:  Vincenzo Prete Rosanna Longo, direttrice Casa famiglia “L’Angelo” Silvana Errico, sindaco di San Vito dei Normanni

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