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immigrazione clandestina

All’indomani degli arresti per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, l’analisi del fenomeno nella provincia ionica: a Massafra la situazione più critica. Contro il decreto flussi gli operatori dell’inclusione. Oltre 500mila stranieri in arrivo, col nuovo decreto flussi, fino al 2028. A fronte però di una richiesta di lavoro decisamente più bassa. La legge non funziona e andrebbe cancellata per chi si occupa di inclusione lavorativa, come l’associazione Babele di Taranto che, chiarisce, nulla ha a che fare col nome dell’inchiesta che ha portato a 30 arresti per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, occupandosi, anzi, di contrastare il fenomeno. Gli indagati avrebbero sfruttato il decreto, speculando su centinaia di bengalesi, afgani, indiani. Per Babele è tutto un paradosso: gli stranieri arrivano legalmente ma non trovano lavoro, finendo nelle mani sbagliate. Perché non regolarizzare direttamente chi immigra in cerca di un futuro migliore? Intervista a Enzo Pilò, presidente ass. Babele

Le misure arrivano al culmine di una vasta indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce e dalla Procura di Taranto. “Tuo fratello prima manda i soldi e poi diamo il nulla osta“. Promettendo visti, permessi di soggiorno, lavoro sicuro in Italia hanno fatto arrivare illegalmente centinaia di uomini e donne, da Pakistan, Bangladesh, India, facendosi pagare 6500 euro per documenti e occupazione ma finendo col lavorare in nero. Tra promotori, imprenditori, mediatori, 30 le persone arrestate nella notte dai carabinieri del Nucleo Incestigativo di Taranto. 16 in carcere, 14 ai domiciliari, tra Taranto, Lecce, Foggia, Matera, e ancora, Campobasso, Milano, Ragusa, Latina e Verona. Ai 16 è contestata l’associazione a delinquere aggravata, per il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Stando alle indagini della DDA di Lecce e della procura di Taranto, ci sarebbero 2 tarantini al vertice: l’avvocato Michele Cervellera, 63enne e e il 52enne Antonio Damiano Milella, titolare del caf, base logistica dalla quale partivano gli incartamenti, passando perfino tramite la piattaforma ministeriale con cui si chiedono i permessi. Usando chat protette, parole in codice come regali, caffè, mandarini, per indicare le cifre da corrispondere; e tutto tramite il caf, aggiravano il decreto Flussi, con un metodo ormai sistematico, che andava avanti da anni. Dalle ricostruzioni gli indagati facevano leva sul bisogno economico e sociale dei lavoratori, che con grandi sacrifici, prima pagavano e poi potevano arrivare. La cifra veniva spartita: 5mila euro al datore di lavoro compiacente (ristoratori, operatori turistici, imprenditori agricoli); 1000 se li intescavano i promotori, 500 gli intermediari. I candidati finivano col pagare il datore di lavoro e non viceversa.

Secondo i magistrati il meccanismo si sarebbe basato su una rete di soggetti operanti con ruoli diversi ma convergenti. Undici persone sono finite agli arresti domiciliari per favoreggiamento dell’ingresso illecito di cittadini extracomunitari nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Matera, condotta dalla Guardia di Finanza. Secondo i magistrati il meccanismo si sarebbe basato su una rete di soggetti operanti con ruoli diversi maconvergenti. Alcuni si sarebbero occupati di reperire cittadini stranieri interessati a entrare nel territorio nazionale; altri avrebbero raccolto i relativi nominativi e passaporti; altri ancora avrebbero curato la predisposizione delle pratiche e della documentazione da allegare alle istanze; altri, infine, avrebbero messo a disposizione imprese reali ma ignare, ovvero società compiacenti, inattive o costituite appositamente, da utilizzare come apparenti datori di lavoro.

I soggetti vivevano in stabili in stato di abbandono, privi delle fondamentali condizioni igienico-sanitarie I carabinieri della Bat hanno identificato oltre 20 uomini originari del paesi del nord e centro Africa (di cui 8 malesi, 7 sudanesi, un gambiano, un algerino, un tunisino e un guineiano) di cui 6 sono risultati irregolari sul territorio nazionale. L’operazione ha visto in azione oltre 50 carabinieri in diversi luoghi individuati ad Andria al fine di contrastare il fenomeno dell’immigrazione clandestina. Gli agenti hanno controllato alcuni stabili in stato di abbandono, solitamente rifugio di gruppi di immigrati extra comunitari. Tutti gli stranieri identificati sono stati affidati ai Servizi Sociali del Comune di Andria che li hanno presi in carico per dargli supporto medico e per fornire un alloggio temporaneo. Gli edifici in cui vivevano sono stati bonificati.

Era incagliato sulla costa di Ugento dal 16 dicembre 2022 Sono terminate le operazioni di rimozione e trasporto del peschereccio, utilizzato per reati di immigrazione clandestina, che il 16 dicembre del 2022 si era incagliato in prossimità della costa di Ugento, nel Salento. La ditta incaricata dall’agenzia delle dogane e monopoli ha prima bonificato l’unità dai liquidi oleosi presenti a bordo e dopo aver constatato l’assenza di falle nello scafo in ferro, ha provveduto al rimorchio verso il porto di Gallipoli. Tutte le operazioni si sono svolte sotto la supervisione del comandante dell’ufficio locale marittimo di Torre San Giovanni d’Ugento e dell’amministrazione comunale.

Per associazione per immigrazione clandestina e riciclaggio La guardia di finanza di Salerno, su delega della Dda, ha eseguito, nelle province di Salerno, Napoli, Caserta, Potenza, Matera, Cosenza, Sassari, L’Aquila e Pesaro-Urbino, un’ordinanza di custodia cautelare, in carcere e domiciliare, nonché di divieto di esercizio dall’attività professionale nei confronti di 47 persone. L’accusa è di associazione a delinquere finalizzata all’immigrazione clandestina, riciclaggio ed utilizzo ed emissione di fatture per operazioni inesistenti. Sette indagati sono stati fermati per violazionedelle disposizioni contro l’immigrazione clandestina. Entrambi i provvedimenti sono collegati all’illecito utilizzo del cosiddetto click day, legato al decreto flussi, a partire dal 2020.

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