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giudizio

Era il complice di Michele Mastropietro, l’uomo che uccise il carabiniere durante un inseguimento. E’ stato rinviato a giudizio Camillo Giannattasio, 57 anni, accusato di aver contribuito all’omicidio del brigadiere Carlo Legrottaglie. Lo ha deciso la gup Gianna Martino del Tribunale di Brindisi, aprendo la strada al processo che partirà il 27 gennaio 2026. Nel corso dell’udienza preliminare è stata ammessa la costituzione delle parti civili: la moglie e le figlie del militare ucciso, insieme al brigadiere Costanzo Giuseppe Garibaldi, presente al momento dell’agguato. A completare il gruppo delle parti civili figurano anche i colleghi Giovanni Fiorino e Stefano Andriola. L’omicidio di Legrottaglie, 59 anni, avvenne la mattina del 12 giugno scorso nelle campagne di Francavilla Fontana. A sparare fu Michele Mastropietro, rimasto poi ucciso nelle ore successive durante un nuovo conflitto a fuoco nelle campagne di Grottaglie. Secondo la ricostruzione della procura Giannattasio avrebbe avuto un ruolo determinante quel giorno: avrebbe incitato Mastropietro alla violenza, spingendolo ad aprire il fuoco contro i carabinieri.

L’uomo fu trovato senza vita nella sua abitazione lo scorso 8 gennaio, ucciso da Antonio Rizzi con 85 colpi sferrati con un forchettone da cucina

Contestati anche reati di carattere ambientale Sette persone, tra cui quattro membri della famiglia Ingrosso della ‘Processi speciali’, andranno a processo con accuse pesanti, che spaziano dalla frode industriale ai danni di Leonardo e Boeing fino a gravi reati ambientali. Lo ha deciso il GUP del tribunale di Brindisi al termine dell’udienza preliminare. Il processo inizierà il 16 febbraio 2026. Il GUP Simone Orazio ha accolto la richiesta della Procura, che ipotizza reati a vario titolo tra cui associazione per delinquere, frode in commercio, attentato alla sicurezza dei trasporti e inquinamento ambientale. Secondo le indagini, le aziende Processi Speciali e Manufacturing Process Specification (Mps) avrebbero utilizzato materiali non conformi per componenti destinati agli aerei Boeing. Contestata anche la gestione illecita di rifiuti speciali pericolosi, con contaminazione di suolo da cromo. Ammesse come parti civili Leonardo, Boeing, Mps per alcune ipotesi di reato e la Regione Puglia per i profili ambientali.

Una maxi frode fiscale per mezzo di fatture inesistenti Servizio di Linda Cappello;

Sette richieste di giudizio, anche per inquinamento ambientale I pm del tribunale di Brindisi Antonio Negro e Giuseppe de Nozza hanno chiesto il rinvio a giudizio per sette persone accusate di gravi irregolarità nella produzione di componenti aerospaziali, oltreche’ di reati ambientali. La vicenda coinvolge due aziende locali, la Processi Speciali e la Mps, e manager e dipendenti delle stesse società. Per i pm avrebbero fornito materiali difettosi a Leonardo e Boeing, utilizzando titanio e alluminio non conformi alle specifiche richieste, compromettendo così qualità e sicurezza di settori del Boeing 787 Dreamliner. Le indagini, condotte dalla Guardia di Finanza, svelarono anche una gestione illecita dei rifiuti industriali, in terreni della zona industriale di Brindisi, contaminando il suolo fino a tre metri di profondità e inquinando le falde acquifere con cromo e arsenico. Udienza preliminare il prossimo 13 marzo.

La donna fu uccisa il 19 aprile del 2008 La prova del Dna potrebbe aver dato una svolta a un caso di omicidio di una prostituta avvenuto 16 anni fa a Montecatini Terme (Pistoia). Rinviato a giudizio con l’accusa di omicidio volontario Pasquale Buccolieri, autotrasportatore di 49 anni originario di Brindisi, ma residente a Porcari (Lucca). L’uomo è imputato di aver ucciso Isabel Cristina Macarthy, 47enne, una prostituta brasiliana, accoltellata più volte il 19 aprile 2008 nella sua casa di Montecatini. Le indagini, condotte dalla squadra mobile di Pistoia e dagli investigatori del commissariato di Montecatini, non hanno dato esiti per molti anni. Però nel 2022 c’è stata una prima svolta grazie alle banche dati delle forze dell’ordine. La comparazione del Dna ricavato dalla saliva ha riportato a Pasquale Buccolieri, da molto tempo residente in Lucchesia: è la persona a cui corrisponderebbe il Dna che l’assassino aveva lasciato sugli indumenti della vittima. Il processo si aprirà il prossimo 26 novembre.

Per cinque persone probabile richiesta rinvio a giudizio Sono cinque, tutti parenti stretti della ragazza morta durante un intervento chirurgiconell’ospedale di Foggia, le persone indagate che rischiano il processo per l’aggressione al personale sanitario avvenuta la sera del 4 settembre scorso nel reparto di chirurgia toracica del policlinico Riuniti. La procura ha notificato un avviso di conclusione delle indagini a padre, una sorella e due fratelli e uno zio della giovane, Natasha Pugliese, 22enne di Cerignola, accusati di lesioni e minacce. La giovane era stata ricoverata in ospedale in seguito ad un incidente stradale e qualche giorno dopo era stata sottoposta adun intervento chirurgico urgente durante il quale morì. Quando il personale sanitario comunicò ai parenti il decesso, questi reagirono violentemente aggredendo medici e infermieri che furono costretti a barricarsi in una stanza del reparto e chiedere l’intervento delle forze dell’ordine. La famiglia della giovane sostiene che Natasha sia morta per errori commessi da chi l’aveva in cura e anche su questo la procura diFoggia ha aperto un fascicolo iscrivendo nel registro degli indagati venti persone – tra medici e operatori sanitari – per omicidio colposo.

Sotto accusa 38 persone, anche 4 militari La procura di Foggia ha chiesto il rinvio a giudizio per 38 persone. Sono coinvolte nell’inchiesta su un presunto giro di tangenti per ottenere un posto in Aeronautica o il superamento di concorsi nelle forze dell’ordine. Le accuse, a vario titolo, sono corruzione, falso ideologico, traffico di influenze illecite e sostituzione di persona. Il 30 novembre prossimo si svolgerà l’udienza preliminare dinanzi al gip. Nell’inchiesta sono coinvolti quattro militari – tra ufficiali e sottufficiali – in servizio al 32esimo Stormo di Amendola, e 34 civili, tra genitori e figli, individuati quali presunti “corruttori”. Il giro di tangenti comprendeva denaro contante e beni di lusso, come Rolex e altri orologi di pregio.

La vicenda risale al marzo 2021 La gup del tribunale di Bari Antonella Cafagna ha rinviato a giudizio, per duplice omicidiostradale, il 45enne Angelo Gargaro. Questi, alla guida di una Audi A4, il 31 marzo del 2021 si scontrò con una Fiat Punto sulla provinciale 126 Adelfia-Sannicandro di Bari, all’altezza di Ponte San Giovanni: nell’impatto persero la vita due colleghi di Gargaro, Giuseppe Massarelli e Tommaso Verna, che erano inmacchina con lui. Il conducente dell’altra auto, 46 anni, ha riportato l’amputazione di una gamba. Secondo quanto appurato l’uomo viaggiava a velocità troppo elevata ed eseguì un sorpasso azzardato. Il tribunale ha accolto la richiesta di rinvio a giudizio avanzata dal pubblico ministero, il dibattimento si aprirà il 2 dicembre 2024. I parenti delle due vittime hanno già ottenuto risarcimento in sede civile.

Nel corso dell’udienza preliminare, la pm ha insistito sulle accuse pur riducendo, per ciascun imputato, le singole contestazioni La pm Silvia Curione ha insistito nella richiesta di rinvio a giudizio, pur ridimensionando le accuse, per bancarotta fraudolenta per quattro dei sei, tra ex componenti del Cda e amministratori della società, imputati per il fallimento dell’Associazione Sportiva Bari spa, avvenuto nel 2014. Nel corso dell’udienza preliminare la pm ha insistito sulle accuse (pur riducendo per ciascun imputato le singole contestazioni) chiedendo il giudizio per l’ex presidente Figc ed ex parlamentare Antonio Matarrese, vicepresidente vicario del Cda del Bari dal 2010 al 2011, il 66enne Salvatore Matarrese, consigliere della società sportiva dal 2002 al 2011 e per gli ex amministratori unici Claudio Garzelli e Francesco Vinella.Chiesto invece il non luogo a procedere per non aver commesso il fatto per l’imprenditore ed ex presidente di Confindustria Puglia, Domenico De Bartolomeo, nel cda del Bari calcio dal 2008 al 2011 e per l’ex parlamentare Salvatore Matarrese, che è stato consigliere dal 2002 al 2011 della società. Le accuse riguardano la gestione della società sportiva tra il 2009 e il 2013. Secondo quanto accertato dalla Guardia di Finanza, sarebbero stati accumulati debiti tributari per mancati versamenti al fisco per quasi 55 milioni di euro e, nonostante ciò, sarebbero state anche compiute operazioni che hanno aggravato la situazione di dissesto, fino al fallimento.Si tornerà in aula il 16 giugno e 7 luglio prossimi.

Medici aggrediti Foggia: conclusa indagine

Per cinque persone probabile richiesta rinvio a giudizio Sono cinque, tutti parenti stretti della ragazza morta durante un intervento chirurgiconell’ospedale di Foggia, le persone indagate che

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