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Bocciato il ricorso contro l’autorizzazione all’ex Ilva. Approvato un piano per chiudere l’area a caldo entro 5 anni. La frattura tra chi vuole la chiusura dell’ex Ilva e chi teme le conseguenze occupazionali si riflette anche in Consiglio comunale. Respinta la mozione del Movimento 5 Stelle per un ricorso al Tar contro l’AIA, la maggioranza ha approvato un documento che propone la chiusura dell’area a caldo in 5 anni. Il piano prevede tre forni elettrici, un impianto DRI alimentato da gas senza ricorrere alla nave rigassificatrice, e un uso strategico della rete Snam. Chiesto anche un tavolo permanente con Governo, Regione, sindacati e università per guidare la transizione industriale. Tensione in aula per le proteste del pubblico, con una breve sospensione dei lavori.

Il sindacato: “Coinvolgere le imprese dell’indotto nel rifacimento degli impianti per il DRI” di Alessandra Martellotti Intervista: Pietro Cantoro, Fim Cisl Settore Appalti Taranto

La riunione del Comitato in programma lunedì 21 luglio. Si valuterà come reperire il gas naturale per realizzare gli impianti DRI Convocata lunedì prossimo 21 luglio alle ore 15, la prima riunione tecnica sul gas dal ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso. Del Comitato tecnico fanno parte tutti gli attori istituzionali, nazionali e locali pugliesi. Si valuterà come reperire il gas naturale per realizzare gli impianti DRI necessari ad assicurare il fabbisogno di preridotto per la produzione nazionale di acciaio green. Le conclusioni saranno propedeutiche all’incontro per la definizione dell’accordo di programma in programma il 31 luglio prossimo.

Taranto: ci sono risorse per un miliardo di euro. Ma l’operazione sarà completata dai nuovi proprietari Decisivo passo avanti per produrre acciaio senza carbone all’ex Ilva di Taranto. Un memorandum d’intesa è stato firmato dai commissari di Acciaierie d’Italia, che gestisce il siderurgico, da Ilva in Amministrazione Straordinaria, proprietaria degli impianti, e dai vertici di Dri d’Italia, società di Invitalia a cui il governo ha affidato l’investimento del preridotto in ferro a Taranto. Le risorse finanziarie pubbliche per il progetto ammontano a un miliardo di euro, da attingere dai Fondi di Coesione. La tecnica del Dri – si legge in una nota – è quella indicata da tempo per la riduzione delle emissioni di Co2 nella produzione di acciaio, con un minor uso di carbone. L’impianto di riduzione diretta sarà di 2,5 milioni di tonnellate nel solo stabilimento di Taranto, ma la decarbonizzazione sarà completata in una fase successiva da chi acquisterà il complesso industriale, con una inevitabile riduzione nella produzione di acciaio, che però sarà più ecologico. La procedura di vendita di Acciaierie d’Italia è tuttora in corso, 15 le offerte presentate, con tre grandi investitori internazionali pronti a rilevare – da soli o in cartello d’imprese – la fabbrica d’acciaio più grande d’Europa.

Taranto, produzione senza bruciare carbone La realizzazione degli impianti di produzione del pre-ridotto all’ex Ilva di Taranto richiede il diretto coinvolgimento del gestore dello stabilimento, che è il solo ad avere l’esperienza e le conoscenze tecniche ed operative necessarie. A scriverlo in una lettera è Lucia Morselli, amministratore delegato di Acciaierie d’Italia. Una missiva inviata alla Dri d’Italia, società di Invitalia che si occupa dell’impianto, ai Commissari di Ilva in amministrazione straordinaria, ai ministri Urso e Fitto e a Franco Bernabé. In pratica la Morselli non sarebbe contraria al pre-ridotto, ma richiede una stretta cooperazione tra tutti gli attori a vario titolo. La Dri, invece, sostiene la Morselli, continua a rifiutare di condividere con Acciaierie d’Italia la relazione tecnica sul progetto. Il pre-ridotto permette di colare acciaio con un forno ibrido elettrico, senza bruciare carbone.

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