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delitto di Graziella Mansi

La difesa di uno dei ragazzi condannati all’ergastolo ha presentato una nuova istanza di revisione del processo basato su altre prove. Un punto fermo, nuove prove, la speranza di arrivare alla verità sul delitto di Graziella Mansi, la bambina uccisa la sera del 19 agosto del 2000 a Castel del Monte. Per quel delitto Pasquale Tortora fu condannato a 30 anni di carcere giudicato con il rito abbreviato, ora libero in carico in un centro di salute mentale; altri 4 ragazzi all’epoca furono chiamati in causa da lui, puniti con la pena dell’ergastolo; uno di loro, Vincenzo Coratella, si suicidò in carcere dopo aver lasciato un biglietto in cui invitava gli amici a non arrendersi perché innocenti. L’avvocato Carmine Di Paola ci riprova e per conto della famiglia di Giuseppe Di Bari ha presentato una nuova istanza di revisione del processo sulla cui ammissibilità dovrà esprimersi la corte d’appello di Lecce. Si fonda essenzialmente su una perizia psichiatrica su Pasquale Tortora che più volte, dopo la prima confessione una volta arrestato, ha cambiato versione dei fatti definito “mentitore seriale”. Per il legale l’unico vero colpevole del delitto. Intervista all’avvocato Carmine Di Paola, legale di Giuseppe Di Bari

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