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cura leucemia resistente

Ricercatori italiani individuano una combinazione di farmaci che rende le cellule leucemiche più sensibili al trattamento, aprendo nuove possibilità per pazienti con T-ALL resistente o in recidiva. Un gruppo di ricercatori dell’Università di Padova e dell’Istituto Oncologico Veneto (IOV-IRCCS) ha trovato una nuova strategia per trattare la leucemia linfoblastica acuta a cellule T (T-ALL), una forma di leucemia difficile da curare quando il tumore torna o non risponde alle terapie standard. La chemioterapia adattata al rischio è un trattamento personalizzato, in cui l’intensità della cura viene scelta in base a fattori come lo stadio della malattia, i marcatori molecolari o la risposta iniziale alle terapie. Questo approccio ha già migliorato i risultati clinici, ma ancora circa il 20% dei bambini e il 50% degli adulti con T-ALL non risponde alla cura o ha ricadute. Per questi pazienti, trovare nuove terapie è una priorità. In uno studio recente pubblicato su Signal Transduction and Targeted Therapy (Nature), i ricercatori hanno identificato farmaci che rendono le cellule leucemiche più sensibili al venetoclax, un farmaco usato in oncologia ma poco efficace da solo nella T-ALL. Bloccando mTORC1, una proteina troppo attiva nelle cellule leucemiche resistenti, si attiva la “risposta integrata allo stress”, che può portare alla morte delle cellule tumorali. In questo processo, un ruolo chiave è svolto dalla proteina BMF, necessaria per far morire le cellule leucemiche. La presenza di BMF potrebbe anche aiutare a capire quali pazienti trarrebbero più beneficio dalla combinazione di farmaci, perché non tutti i tumori esprimono questa proteina. La combinazione di farmaci è stata testata su topi con cellule leucemiche umane. Nei topi sensibili al trattamento, la leucemia si è ridotta molto, senza danneggiare le cellule sane del sangue. Questi risultati offrono una base scientifica solida per studi clinici futuri, con l’obiettivo di migliorare le cure per le recidive di T-ALL. Sottolineano anche l’importanza di trattamenti più precisi e mirati, studiati sulle caratteristiche biologiche di ciascun paziente.

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