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confessione

Gli abusi sarebbero avvenuti durante la confessione, il prete ha parlato di un rito di purificazione del giovane convinto di essere posseduto dal demonio. Un sacerdote di 69 anni in servizio presso la diocesi di Ugento-Santa Maria di Leuca è stato arrestato ai domiciliari con l’obbligo del braccialetto elettronico, per presunte molestie sessuali su uno studente minorenne. Il provvedimento restrittivo è stato eseguito nei giorni scorsi dagli agenti della Squadra Mobile , disposto dal GIP di Lecce Francesco Valente su richiesta del sostituto Erika Masetti dopo le indagini scattate in seguito alla denuncia sporta dalla madre della presunta vittima. Tre gli episodi contestati, da novembre a maggio. Gli abusi sarebbero avvenuti durante il momento della confessione. Sarebbe stato poi lo stesso ragazzino a confidare alla madre le attenzioni ricevute. L’arresto sarebbe scattato sulla scorta di gravi indizi di colpevolezza riscontrati. Nel corso dell’interrogatorio di garanzia il religioso ha negato ogni addebito parlando di un rito di purificazione richiesto dallo stesso giovane perché convinto di essere posseduto dal demonio .

I minorenni dichiarano di non essersi resi conto della gravità e che hanno tentato di rianimare il 35enne . Due alla volta lasciano la procura minorile, verso i centri di prima accoglienza dove sono ristretti. “Ho accoltellato perché ho visto i miei amici in pericolo”. Il 15enne ammette l’omicidio di Bakari Sako. Poi si dice pentito, alla giudice Paola Morelli. Le hanno dato tutti la stessa versione. In sostanza una lettura diversa da quella delle procure dei filmati. Qui il servizio sull’ammissione di responsabilità del 15enne E cioè che Bakari dopo un primo scambio di provocazioni avrebbe iniziato a filmare con il cellulare i giovani, che gli hanno prima intimato di smetterla, passando poi all’aggressione e all’accoltellamento. Cosa di cui gli altri non si sarebbero resi conto. Dichiarazioni spontanee dalle quali emergerebbe anche il tentativo di rianimare il 35enne. Agli interrogatori tutti si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Nella loro versione si troverebbe il movente, e aggravante, dei futili motivi.  Intervista Salvatore Di Maggio, avvocato 

Eros Rossi era andato a casa dell’amico per festeggiare la libertà dai domiciliari con la cocaina, poi qualcosa è andata male. “Vaneggiava, alterato dalla cocaina. Aveva chiuso a chiave la casa, spostando persino il frigorifero davanti la porta dicendomi Da qui oggi non esci. Allora l’ho colpito più volte con un cacciavite piccolo mentre tentava di uccidermi con un pezzo di vetro”. É uno dei passaggi del lungo racconto fatto da Teodoro Cavaliere, il 40enne brindisino reo confesso dell’omicidio di Eros Rossi, il 41enne anche lui brindisino, ucciso nella villetta di Torre Canne dove stava scontando l’ultimo giorno di arresti domiciliari . Cavaliere al termine dell’interrogatorio fiume durato fino a mezzanotte davanti al pm Sofia Putignani e al proprio legale Chiara Capodieci, è stato arrestato e condotto in carcere, in quello stesso carcere da dove era uscito lo scorso 8 aprile dopo aver scontato una condanna per rapina. Una libertà che aveva celebrato con un post sui social. Eros suo amico d’infanzia, lo aveva letto e contattato per festeggiare insieme la ritrovata libertà di entrambi. E così avviene, in regalo Eros riceve dall’amico della cocaina. Appare visibilmente alterato dall’alcol ma nonostante ciò la assume in macchina, portando poi l’amico nella villetta di Torre Canne per quello che doveva essere l’ultimo saluto alla detenzione domiciliare da festeggiare sempre con la cocaina. Fatale sarebbe stato l’ultimo tiro che secondo quanto dichiarato da Cavaliere, avrebbe ingenerato nella vittima un crescente stato di alterazione degenerata poi nella colluttazione finale

Arriva la confessione del 18enne Luigi Borracino Luigi Borracino ha confessato: è stato lui ad aver sparato i due colpi di pistola che la sera del 9 novembre dell’anno scorso uccisero a Francavilla Fontana il 19enne Paolo Stasi. Dopo essersi avvalso della facoltà di non rispondere durante l’interrogatorio di garanzia dopo l’arresto avvenuto a maggio ed avere rinunciato al Tribunale oggi pomeriggio ha ammesso le accuse nel corso dell’interrogatorio con il Pm per i minorenni Simona Filoni, ed il sostituto Paola Guglielmi, alla presenza del suo legale, l’avv. Maurizio Campanino. Borracino, però, ha escluso la premeditazione: avrebbe sparato al culmine di una lite scoppiata con Stasi quel pomeriggio del 9 novembre, davanti casa di Stasi, in via Occhi Bianchi. Ha riferito anche che il suo presunto complice, il 21enne Cristian Candita, non fosse consapevole del fatto che fosse armato quando lo accompagnò fino all’angolo di casa della vittima..

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