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Uno studio legale di Treviso sta per far partire una class action nei confronti dell’ex Banca Popolare di Bari, ora Banca del Mezzogiorno. Già raccolte centinaia di adesioni Dal 2001 hanno permesso a migliaia di piccoli risparmiatori di recuperare soldi nei crack di Banca Leonardo, Veneto Banca, Popolare di Vicenza, Banca Marche, Alitalia, Parmalat, Cirio. Un curriculum niente male per lo studio legale Calvetti & Partners di Treviso, che collabora con numerose associazioni, fra cui il Movimento Diritti Europei. Il dossier Banca Popolare di Bari lo hanno studiato a fondo e sono certi di poter ottenere buoni risultati, tanto più che nel caso della banca pugliese c’è una particolarità rispetto ai casi citati. intervista a Sergio Calvetti (Avvocato) Servizio di Antonio Procacci

Azione inibitoria di 10 cittadini e un bimbo con malattia rara La Corte di Giustizia europea ha fissato per il 25 giugno l’udienza pubblica per la pronuncia della sentenza in merito all’azione inibitoria collettiva contro l’ex Ilva, promossa da 10 cittadini aderenti all’associazione Genitori Tarantini e da un bambino di 11 anni affetto da una rara mutazione genetica. La class action è stata firmata successivamente da oltre 130 cittadini. Era stato il Tribunale delle imprese di Milano, nel settembre 2022, a sospendere la causa sull’inibitoria trasmettendo gli atti alla Corte del Lussemburgo per porre sostanzialmente tre quesiti concernenti l’interpretazione della normativa europea in materia di emissioni inquinanti di impianti industriali in relazione alle norme italiane. I ricorrenti chiedono innanzitutto la “cessazione delle attività dell’area a caldo” dell’ex Ilva, la “chiusura delle cokerie,l’interruzione dell’attività dell’area a caldo fino all’attuazione delle prescrizioni” dell’Aia e la“predisposizione di un piano industriale che preveda l’abbattimento delle emissioni di gas serra di almeno il 50%”. L’azione inibitoria è stata presentata dall’associazione Genitori Tarantini tramite gli avvocati Ascanio Amenduni e Maurizio Rizzo Striano, la Regione Puglia si è costituita in giudizio ad adiuvandum.L’avvocato generale della Corte Ue Juliane Kokott nell’udienza del 14 dicembre scorso ha sostenuto che “in base alle direttive Ue, un impianto industriale non può essere autorizzato se causa eccessivi danni alla salute e solo in circostanze particolari è possibile un differimento delle misure per la riduzione dell’impatto ambientale”.

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