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Sono state sequestrate attrezzature e banchi da lavoro, oltre a essere state comminate sanzioni amministrative La Guardia di Finanza ha scoperto ad Andria un centro estetico e un laboratorio tessile in nero. Gli agenti hanno notato un fitto andirivieni di movimenti di autoveicoli a scopo commerciale, nonché di persone, soprattutto donne, accedere all’interno di una civile abitazione, ad orari predeterminati e, in altri casi, con permanenza di circa un’ora. Al piano terra sono state individuate 4 lavoratrici mentre lavoravano in una maglieria completamente sconosciuta al Fisco, mentre al primo piano un centro estetico anche questo abusivo. Così sono state sequestrate attrezzature e banchi da lavoro, oltre a essere state comminate sanzioni amministrative.

All’interno dei locali attrezzature professionali per trattamenti estetici e listini prezzi dettagliati per i vari servizi offerti Un centro estetico abusivo è stato scoperto dalla guardia di finanza a Cerignola. L’attività veniva pubblicizzata su Instagram e Facebook come associazione sportiva dilettantistica. All’interno dei localiattrezzature professionali per trattamenti estetici e listini prezzi dettagliati per i vari servizi offerti. I ricavi delle prestazioni risultavano essere incassati in nero e due lavoratrici svolgevano la propria attività senza un regolare contratto. Il centro non disponeva della necessaria segnalazione certificata diinizio attività.

L’esito del sopralluogo nel centro estetico di Mola di Bari, dove nel dicembre del 2013, fu uccisa la donna. I consulenti di Antonio Colamonico sono andati alla ricerca di prove utili alla revisione del processo All’interno del centro estetico sono stati identificati “oggetti utili che è necessario repertare, sequestrare e analizzare”. Queste le dichiarazioni dell’avvocato Nicola Quaranta, difensore di Antonio Colamonico, l’uomo accusato dell’omicidio  dell’estetista, Bruna Bovino. Oggi i consulenti della difesa di Colamonico, guidati dall’ex comandante dei Ris di Parma, Luciano Garofano, sono entrati nel centro estetico di Mola di Bari dove, il 12 dicembre del 2013, fu uccisa la donna italo-brasiliana. L’uomo, ex amante della vittima,  è stato condannato in via definitiva a 26 anni e 6 mesi di reclusione ed è attualmente detenuto nel carcere di Foggia ma continua a professarsi innocente. Per questo, attraverso il legale Quaranta, vuole chiedere la revisione del processo. I primi elementi, ritenuti utili dalla difesa, sono stati individuati durante il sopralluogo. Si tratta, nello specifico, di un paio di forbicine e di una bottiglietta semi carbonizzata, oltre ad altri reperti. “Le forbicine furono individuate già in primo grado come possibili armi del delitto dall’allora consulente della Procura – ha precisato Quaranta – Ma non sono mai state analizzate e sono ancora lì”. Quanto alla bottiglietta, secondo la difesa potrebbe contenere gel per i massaggi e non invece l’acceleratore di fiamma con il quale sarebbe stato dato fuoco al corpo della  vittima. “Ci sono inoltre altri reperti che sono stati sequestrati ma mai analizzati – ha proseguito Quaranta – per esempio un orecchino trovato fra i capelli della vittima, un cappello e un maglione da donna e gli stessi capelli trovati fra le dita di Bruna Bovino”.  I consulenti elaboreranno quindi una relazione che la difesa presenterà alla Corte di Assise di Appello per ottenere le analisi dei reperti. Si tratta del passaggio iniziale per chiedere la revisione del processo.

Mola di Bari: a caccia di prove utili alla revisione del processo Intervista Luciano Garofano Sante Daniele, proprietaria centro estetico Servizio Grazia Rongo Immagini Luigi LacandiaMontaggio Maria Cristina Quintale

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