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. “Non ci fu riorganizzazione del partito fascista ma piuttosto la partecipazione a manifestazioni fasciste”. Così scrivono i giudici del Tribunale di Bari nelle motivazioni relative alla sentenza di condanna nei confronti di 12 militanti di CasaPound in seguito agli scontri avvenuti nel 2018 nel corso di una manifestazione avviata da un gruppo di antifascisti contro l’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini per le vie del centro di Bari.“Gli imputati – si legge in sentenza -richiamandosi all’utilizzo all’ideologia fascista hanno utilizzato la violenza come metodo di lotta politica contro gli avversari pur in presenza delle forze dell’ordine, ponendo quindi in essere una sfida aperta ai poteri dello Stato, per comprimere con metodi violenti ed antidemocratici le libertà politiche altrui ed attentare all’altrui incolumità, senza trovare alcun ostacolo nella presenza di donne e persone indifese”.

Il processo è stato aggiornato al 14 dicembre, quando saranno ascoltati i 18 imputati che hanno fatto richiesta Nella nuova udienza del processo ai militanti di Casapound, in corso questa mattina, davanti alla seconda sezione penale del Tribunale di Bari, sono state acquisite le testimonianze rese da due donne di origini etiope ed eritrea, che il 21 settembre 2018, rientravano dalla manifestazione “Bari non si Lega”, organizzata in concomitanza con la visita a Bari, dell’allora Ministro dell’Interno Salvini. “Ho visto uno dei due ragazzi che erano con me, circondato da alcuni uomini che lo stavano colpendo, mentre un altro uomo alto circa un metro e 90, molto robusto e vestito di scuro, brandiva una mazza, urlando in dialetto, andatevene feccia, qui comandiamo noi'”. Il processo è stato aggiornato al 14 dicembre, quando saranno ascoltati i 18 imputati per i reati – a vario titolo- di riorganizzazione del partito fascista e lesioni personali aggravate, che lo hanno chiesto.

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