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Una simulazione della stangata fiscale allo studio della giunta regionale per coprire il deficit della sanità. La coperta è corta per coprire il buco della sanità pugliese da 369 milioni di euro. Dai tagli lineari a dipartimenti, avanzi di amministrazione e costi della politica la Regione Puglia conta di recuperare tra 120 e 140 milioni. Il resto, circa 229 milioni, arriverà dal prelievo dalle tasche dei cittadini con l’aumento dell’Irpef oggi al minimo con aliquote dall’1,23% al 2,33% suddivisi su quattro scaglioni. La giunta Decaro punta a salvare le fasce deboli fino a 28 mila euro, circa 1 milione e 300 contribuenti. La stangata si dovrebbe concentrare sui due scaglioni sopra i 28 mila euro: circa 600 mila persone, ma non basterà. Con un aumento dello 0,5%, infatti, il gettito stimato non supera i 60 milioni, poco più di un terzo del necessario. Per arrivare a 2229 milioni bisognerebbe ritoccare l’aumento fino all’1,5 o 2%. Un salasso da circa 200 euro in più per redditi da 40 mila euro e fino a 700–800 euro per redditi più alti. In alternativa si dovrebbe allargare la platea alle due fasce più povere. Il sacrificio sarebbe diffuso ma più leggero: circa 75 euro sotto i 15 mila, 120–130 euro tra 15 e 28 mila, fino a 220 euro tra 28 e 50 mila e oltre 300 euro sopra i 50 mila.

Se nominato commissario, Decaro potrebbe alzare l’Irpef già da quest’anno. Rischio tagli e gestione diretta da Roma. La coperta è corta per coprire il buco della sanità da 369 milioni di euro. Entro fine aprile il presidente Decaro deve indicare ai Ministeri le misure ed i capitoli da cui prelevare per riequilibrare i conti sanitari. Ma l’operazione, al momento, è quasi impossibile a meno di tagli draconiani a servizi e interi settori già ridotti all’osso. Non basterebbe nemmeno l’aumento dell’addizionale Irpef. Se approvato ora, infatti, il rialzo della pressione fiscale produrrà effetti nel 2027, senza risolvere il problema della copertura immediata. E allora ecco spuntare la soluzione tecnica prevista da una vecchia finanziaria: un primo commissariamento “soft”. Il governo centrale nomina commissario lo stesso presidente Decaro affidandogli il risanamento finanziario. In deroga alle norme fiscali Decaro potrebbe aumentare l’Irpef da quest’anno, retroattivamente, facendo scattare le nuove aliquote già nella dichiarazione di giugno 2026. Si eviterebbe così lo scontro politico con le opposizioni in consiglio regionale su tasse e tagli, delegando le scelte e mantenendo un margine di manovra per coprire il disavanzo. Nel caso in cui entro il 31 maggio non arrivasse il ravvedimento lo scenario cambierebbe, il governo centrale nominerebbe un commissario ad acta, esterno, che a quel punto impugnerebbe la scure. Aliquote al massimo senza distinzioni, blocco della spesa, tagli lineari e riorganizzazione della sanità, che di fatto passerebbe sotto il diretto controllo di Roma.

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