
Imputato per violenza sessuale, schermitore di San Severo assolto per non aver commesso il fatto
È stato assolto per non aver commesso il fatto Emanuele Nardella, 24 anni, lo schermitore originario di San Severo, imputato con un altro atleta di
. È stato assolto per non aver commesso il fatto Emanuele Nardella, 24 anni, lo schermitore originario di San Severo, imputato con un altro atleta di violenza sessuale. La decisione è stata pronunciata dal giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Siena al termine del processo con rito abbreviato. La vicenda risale alla notte tra il 4 e il 5 agosto 2023, durante un ritiro tra nazionali giovanili a Chianciano Terme, quando Fernanda Herrera, allora minorenne e promessa della scherma, avrebbe trascorso la serata in un locale con tre atleti italiani che, sempre secondo l’accusa, l’avrebbero convinta a bere, per poi portarla in una camera d’albergo, dove sarebbe stata abusata. La Procura di Siena, con il pubblico ministero Serena Menicucci, aveva richiesto la condanna di entrambi gli imputati a cinque anni e quattro mesi di reclusione. Per il giudice invece il fatto non sussiste. Emanuele Nardella, è cresciuto nel club Scherma San Severo ed è in forza al Centro Sportivo Esercito.
Sottotitolo: Il Tribunale scagiona un 52enne. “Non chiedo vendetta, ma verità”, racconta dopo un lungo calvario giudiziario.. Il Tribunale di Foggia ha pronunciato una sentenza di assoluzione nei confronti di un 52enne residente a Foggia, accusato di maltrattamenti in famiglia e lesioni personali, a distanza di nove anni dai fatti contestati e quattro anni dall’inizio del processo penale. La vicenda giudiziaria, particolarmente complessa e articolata, riguardava un arco temporale compreso tra il 2004 e il febbraio 2017. L’uomo era stato denunciato dall’ex moglie, successivamente separata e costituitasi parte civile, la quale aveva riferito di presunte ingiurie, vessazioni psicologiche e aggressioni fisiche che si sarebbero protratte fin dai primi anni di matrimonio, anche alla presenza della figlia minorenne. Tra le accuse contestate figuravano episodi di violenza descritti come morsi, calci e gomitate, oltre a presunti comportamenti di controllo e limitazione della libertà personale, come l’impedimento a frequentare familiari e amiche. Nel corso dell’istruttoria dibattimentale, tuttavia, le dichiarazioni della donna sono state giudicate contraddittorie e prive di riscontri oggettivi, tanto da portare il collegio giudicante a ritenere insussistenti le accuse. Un elemento centrale della vicenda è stato anche il coinvolgimento della figlia minore, che per circa cinque mesi era stata allontanata dal nucleo familiare e collocata in una comunità, per poi essere affidata al padre, su richiesta della stessa minore. Il rinvio a giudizio dell’imputato era avvenuto nell’ottobre del 2021. Dopo un lungo iter processuale, caratterizzato da udienze, prove testimoniali e documentali, la stessa Procura della Repubblica di Foggia, al termine della requisitoria, aveva chiesto l’assoluzione dell’uomo, ritenendo non provata la responsabilità penale. Soddisfazione è stata espressa dalla difesa, affidata agli avvocati Ettore Censano e Giulio Treggiari. «Qualunque padre si sarebbe arreso – ha dichiarato l’avvocato Censano –. Il mio assistito, invece, ha trovato la forza di andare avanti, soprattutto per amore della figlia. Questa vicenda dimostra come, troppo spesso, si parta dal pregiudizio che l’uomo sia sempre l’autore dei maltrattamenti, senza un’adeguata verifica dei fatti». Parallelamente alla conclusione del processo, è stata resa pubblica una lettera aperta, firmata simbolicamente “un padre”, nella quale il 52enne racconta il suo lungo “inferno giudiziario”. Nel testo, l’uomo ripercorre gli anni segnati dalle accuse, definendo la propria come «la storia di un padre che non chiede vendetta, ma verità». «Ero sposato con una donna fragile e inquieta, che amavo e cercavo di proteggere – si legge nella lettera –. A un certo punto si rivolse a un centro antiviolenza e iniziò ad accusarmi di fatti mai avvenuti, costruendo un racconto che ha travolto la mia vita e quella di nostra figlia». Da quel momento, racconta, sarebbe iniziata una spirale fatta di processi, sospetti e isolamento, che lo ha marchiato come un colpevole prima ancora di una sentenza. «Le false accuse fanno male quanto un reato di istigazione al suicidio – prosegue –. Ti portano sull’orlo del baratro, ti tolgono dignità, lavoro, affetti e futuro». Nonostante l’assoluzione, l’uomo sottolinea come il peso di quanto accaduto resti ancora presente: «A me e a mia figlia sono stati tolti anni di serenità, crescita e normalità». La lettera si chiude con un messaggio di resilienza e speranza: «Continuo ad andare avanti per lei. Ogni sera, quando la guardo dormire, so che il mio compito è restare in piedi anche quando tutto ti ha schiacciato. E mi piace pensare che la verità, come una luce piccola ma ostinata, prima o poi trovi sempre una fessura per entrare».
Il caso della morte della 12enne Zaraj Gadaleta del 2017 È stato assolto con formula piena dall’accusa di falso l’ex primario del reparto di Rianimazione dell’ospedale pediatrico Giovanni XXIII di Bari Leonardo Milella. Il medico era accusato di aver falsificato la cartella clinica di una paziente di 12 anni, morta nel settembre 2017 a causa di una ipertermia maligna. Secondo l’accusa Milella avrebbe somministrato il farmaco salvavita Dantrium alle ore 13, sulla scorta delle dichiarazioni rese da una specializzanda, mentre invece sulla cartella lo stesso aveva indicato come orario le 11.30 . Nel corso del processo per omicidio colposo – in cui Milella era stato assolto – le perizie avevano documentato che alle ore 12 la piccola paziente aveva avuto un lieve miglioramento, dovuto probabilmente al farmaco. Il medico – per il quale lo stesso pm aveva chiesto l’assoluzione – era assistito dall’avvocato Angelo Loizzi dello studio FPS.
Non ha colpe: l’ufficio era sotto organico e lui oggetto di comportamenti vessatori da parte del comandante servizio di Linda Cappello
Dall’inchiesta emerse che l’uomo, all’epoca docente di una scuola di preparazione al concorso in magistratura, avrebbe imposto alle allieve di indossare minigonne e tacchi alti. Servizio di Linda Cappello montaggio di Pasquale D’Attoma
Il delitto a Carlantino, nel marzo 2023 Uccise sua moglie con decine di coltellate, ma era incapace di intendere e di volere: lo ha stabilito la corte d’assise di Foggia, che ha assolto il 55enne Antonio Carozza, imputato per l’omicidio di sua moglie Pietronilla De Santis. Il fatto di sangue avvenne il 9 marzo dello scorso anno a Carlantino. Dopo aver accoltellato la donna, Carozza tentò di suicidarsi gettandosi dal balcone della loro abitazione al primo piano, nel borgo dei Monti Dauni. I giudici hanno ritenuto l’uomo non imputabile per vizio totale di mente, disponendo il ricovero per 10 anni in una struttura psichiatrica. Già due perizie – della procura e della difesa – avevano accertato l’incapacità d’intendere e di volere dell’imputato.
Era imputato per presunti illeciti edilizi relativi ai lavori di ristrutturazione nel Porto di Brindisi del terminal di Costa Morena Ovest. Nel processo con il rito abbreviato è stato assolto con formula piena, il fatto non sussiste, dal Gup del Tribunale di Brindisi il presidente dell’autorità portuale del Mar Adriatico Meridionale, Ugo Patroni Griffi. Era imputato per presunti illeciti edilizi relativi ai lavori di ristrutturazione nel Porto di Brindisi del terminal di Costa Morena Ovest. La Procura di Brindisi aveva chiesto una condanna alla pena di un anno per Patroni Griffi che – dice – “non ha nulla da festeggiare in quanto i tempi della giustizia non sono stati sufficienti per salvare il finanziamento di un’opera attesa da anni per dare a brindisi una stazione marittima degna”. Anche gli altri 6 coimputati, tra tecnici e titolare dell’impresa, per i quali era stato chiesto il rinvio a giudizio, sono stati tutti prosciolti.
Sabino Capriati vince processo d’appello Servizio di Redazione Norbaonline;
Il governatore pugliese era a processo a Torino. Condannati il suo ex capo di gabinetto e ora deputato Claudio Stefanazzi e l’imprenditore Ladisa Il Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano è stato assolto dal Tribunale di Torinodall’accusa di finanziamento illecito ai partiti. La sentenza è stata pronunciata oggi pomeriggio. Condannati invece a quattro mesi e 20mila euro di multa, il suo ex capo di gabinetto della Regione, Claudio Stefanazzi, ora parlamentare Pd, e l’imprenditore Vito Ladisa. Assolto invece l’imprenditore foggiano Giacomo Mescia, per il quale erano stati chiesti otto mesi.
Imprenditore di Gravina, “il fatto non sussiste” È stato assolto ‘perché il fatto non sussiste’ il 54enne imprenditore di Gravina in Puglia Antonio Demarzio, accusato nel 2011 di usura, estorsione e violenza privata. La piena assoluzione è arrivata a 12 annidall’inizio della vicenda, costata all’imputato sei mesi di carcere. La presidente del collegio giudicante della seconda sezione penale del Tribunale di Bari, Luana Calzolaro, ha assolto l’imputato da tutte le accuse (stesso esito anche per il cittadino cinese Weidong Xiao, co-imputato per minacce) e hainoltre trasmesso gli atti al pubblico ministero ‘per eventuali determinazioni’ – si legge nella sentenza – nei confronti del denunciante per le dichiarazioni rese in udienza. A denunciare Demarzio fu un imprenditore edile, assiduo frequentatore delle sale slot di Demarzio, che in varie occasioni (tra il 2009 e il 2011) denunciò l’imputato per usura e “per le ripetute richieste estorsive per la restituzione del capitale e degli interessi usurari da parte dello stesso Demarzio”. Nel settembre 2011 il 54enne fu arrestato e trasferito incarcere. La presunta vittima disse di aver ricevuto da Demarzio dei soldi per continuare a giocare alle sue stesse slot machine ma poi l’imputato, insieme ad altri, lo avrebbe minacciato di morte se non avesse restituito il dovuto.

È stato assolto per non aver commesso il fatto Emanuele Nardella, 24 anni, lo schermitore originario di San Severo, imputato con un altro atleta di

Sottotitolo: Il Tribunale scagiona un 52enne. “Non chiedo vendetta, ma verità”, racconta dopo un lungo calvario giudiziario. Il Tribunale di Foggia ha pronunciato una sentenza

Il caso della morte della 12enne Zaraj Gadaleta del 2017 È stato assolto con formula piena dall’accusa di falso l’ex primario del reparto di Rianimazione

Non ha colpe: l’ufficio era sotto organico e lui oggetto di comportamenti vessatori da parte del comandante servizio di Linda Cappello

Dall’inchiesta emerse che l’uomo, all’epoca docente di una scuola di preparazione al concorso in magistratura, avrebbe imposto alle allieve di indossare minigonne e tacchi alti.

Il delitto a Carlantino, nel marzo 2023 Uccise sua moglie con decine di coltellate, ma era incapace di intendere e di volere: lo ha stabilito

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