cm-rooms-and-apartments-sogg-colonna-suites-giugno
maldarizzi-automotive

Tgnorba

Telenorba

deliziosa

antonio

L’immagine scelta dall’equipe del Giovanni XXIII per ricordarlo è quella di un bambino biondo, come lui, che indossa la maglietta di Mike Maignant, il portiere del Milan, n. 16. La squadra rossonera era la sua grande passione. Antonio aveva 11 anni, la maggior parte dei quali trascorsi nel reparto di Nefrologia e dialisi dell’ospedale pediatrico di Bari. La prima volta che aveva varcato la soglia del Giovanni XXIII aveva solo un mese di vita ma una patologia congenita non gli aveva lasciato altra possibilità. Alla sua morte, avvenuta sabato 17 gennaio, i genitori hanno acconsentito alla donazione degli organi: fegato e cornee offriranno una possibilità concreta di vita ad altri pazienti in attesa di trapianto.  La donazione degli organi è stata possibile grazie al coordinamento del centro regionale trapianti e alle equipe di anestesisti pediatrici, neurologi, nefrologi e psicologi del pediatrico che da sempre hanno assistito il bambino e la sua famiglia. Gli stessi che hanno voluto dedicare e rendere pubblica una lettera per ricordare il piccolo Antonio.  L’immagine scelta è quella di un bambino biondo, come lui, che indossa la maglietta di Mike Maignant, il portiere del Milan, n. 16. La squadra rossonera era la sua grande passione: “Ogni volta che veniva in ambulatorio per i controlli – ricordano nella lettera – Antonio ci portava la gioia. La gioia di esserci, la gioia di poterci sfogare con la sua passione per il Milan, con la sua maglia di Maignan, il suo portiere modello, con il suo pallone che calciava, ogni giorno, da solo nella sua stanzetta, con i suoi giri in bicicletta che faceva, da solo, nel corridoio della sua casa. Senza la magia, la vita è solo un grande spavento, si legge su ‘Ali di babbo’, romanzo di Milena Agus. Antonio non aveva avuto “la magia” e ad un ennesimo problema ha detto basta….ed è volato via con i suoi capelli biondi e i suoi occhi azzurri”. Raccontano che il suo più grande sogno era diventare medico un giorno: “E Antonio, il biondino con gli occhi azzurri, finalmente, ha potuto raggiungere il suo sogno: diventare dottore – si legge nella lunga e bellissima lettera – I suoi organi aiuteranno altre persone, malate, a continuare a vivere e ad avere, magari, quella magia negata al nostro piccolo grande amico. La mamma, il papà il fratellone, non hanno avuto incertezze. “Antonio, così, rimane con noi”. 

La 30enne morì a Potenza il 9 ottobre del 2021. Antonio Capasso, allora fidanzato della ragazza, è indagato per istigazione al suicidio. Il caso non è chiuso. A distanza di quattro anni dalla morte, il gip del Tribunale di Potenza ha disposto nuove indagini sul caso di Dora Lagreca, la 30enne di Montesano sulla Marcellana deceduta il 9 ottobre del 2021 nel capoluogo. La famiglia non ha mai creduto all’ipotesi di suicidio. Dora Lagreca, la notte tra l’8 e il 9 ottobre del 2021, dopo una serata trascorsa con gli amici e il fidanzato, precipitò dal quarto piano della palazzina di via Giura, a Potenza, morendo poco dopo l’arrivo dei soccorsi. Era originaria di Montesano sulla Marcellana in provincia di Salerno, si era trasferita da poco per lavorare in una scuola e per poter stare più vicina ad Antonio Capasso, il suo fidanzato. È stato lui l’ultimo a vederla viva, ed è lui l’unico indagato dalla procura di Potenza per istigazione al suicidio.  Dora amava la vita tanto da aver confidato a sua sorella di voler diventare mamma. Aveva progetti, guardava al futuro. E poi quella maledetta notte faceva molto freddo, pioveva e lei era senza vestiti quando è precipitata. Altra circostanza molto strana. Non solo. Dalle indagini sono emersi altri particolari. In casa di Antonio Capasso è stata trovata un unghia di Dora per esempio. Cosa è successo prima dell’incidente? Ci sono anche lesioni sul corpo della ragazza, ad una mano per esempio. Sono emerse dall’autopsia, potrebbero essere compatibili con un’aggressione. Il rapporto con Antonio Capasso era burrascoso, i due litigavano spesso, soprattutto per questioni legate alla gelosia. Gli ultimi contatti avuti da Capasso con la famiglia Lagreca risalgono alla notte in cui Dora è morta. Si è limitato a rispondere ad una telefonata della sorella dopo tre tentativi andati a vuoto. Dopo di che è sparito: non una parola di conforto, né un “mi dispiace”, un abbraccio ai genitori o un fiore al suo funerale. La famiglia di Dora, intanto, resta in attesa di risposte.  La Procura del capoluogo lucano, aveva chiesto per la terza volta l’archiviazione del caso. Per la terza volta il gip ha respinto la richiesta disponendo ulteriori accertamenti, ritenendo necessario approfondire ancora la vicenda prima di una eventuale chiusura del caso.

Un evento molto sentito in tutto il territorio dei Monti Dauni Servizio di Pietro Loffredo; intervista a Leonardo De Matthaeis, sindaco di Alberona;

deliziosa
deliziosa