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agenzie investigative private

Nell’interrogatorio ha risposto per oltre due ore alle domande dei pm campani. Si è svolto nei giorni scorsi l’interrogatorio del vice ispettore della polizia di Stato, Piermassimo Caiazzo, di origine tarantina, in servizio al commissariato di Secondigliano, da 3 giorni ai domiciliari con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata a oltre un milione di accessi abusivi a banche dati e corruzione. Il vice ispettore, difeso dall’avvocato Antonio La Scala, è accusato di aver, unitamente ad altri suoi colleghi, operato negli ultimi anni una quantità notevole di accessi a banche dati allo scopo poi di vendere le relative informazioni a diverse agenzie investigative. Il poliziotto ha risposto per oltre 2 ore alle domande dei pubblici ministeri campani, sostenendo di non aver mai avuto rapporti o contatti con le agenzie private di investigazione, nonché l’assenza di qualsivoglia compenso o altra utilità percepita dalle medesime agenzie. Ha aggiunto che le somme rinvenute sul proprio cc bancario sono il frutto dell’eredità ricevuta dalla recente morte dei due genitori (vi è perfetta coincidenza tra le date dei decessi e le somme depositate). Rimangono ovviamente gli accessi effettuati, a dire dell’indagato tutti richiestigli dai superiori colleghi, circostanza quest’ultima che comunque a parere dei pubblici ministeri non lo esime da responsabilità.

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