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Si discuterà su tutte le iniziative già adottate e quelle previste per il futuro. Acciaierie d’Italia ha convocato per il 12 marzo alle 15 una riunione allo stabilimento di Taranto con tutti i sindacati per discutere sulla sicurezza degli impianti e su tutte le iniziative già adottate e quelle previste per il futuro. Intanto, già oggi 9 marzo l’azienda impugnerà alla corte d’appello di Milano la sentenza che prevede la chiusura dell’area a caldo entro il 24 agosto se non verranno riviste ed adeguate una serie di prescrizioni ambientali dell’ultima Aia. La stessa sentenza del tribunale di Milano verrà impugnata anche dai promotori del ricorso, alcuni cittadini e associazione Genitori Tarantini, perchè chiedono la sospensione immediata dell’attività produttiva.

I lavoratori marittimi non cedono alla nuova richiesta di disarmo della nave di Acciaierie d’Italia Servizio: Alessandra Martellotti

I sindacati chiedono la gestione diretta dello stabilimento da parte dello Stato Servizio di Annamaria Rosato Intervista Valerio D’Alo’ segretario Nazionale Fim Cisl Guglielmo Gambardella segretario nazionale UilmLoris Scarpa Fiom Cgil nazionaleIntervista Francesco Rizzo esecutivo nazionale Usb

Protesta durante il tavolo di palazzo Chigi. I lavoratori non hanno potuto seguire l’incontro in streaming perché il link non si apriva. Per i sindacati l’ennesima presa in giro Di Alessandra Martellotti

Continua il botta e risposta dopo l’incendio che ha determinato la riduzione della produzione dell’Afo1 e il sequestro dell’impianto. Per la magistratura i tempi sono stati rispettati Servizio di Alessandra Martellotti

Di questi 3538 sono nello stabilimento di Taranto Acciaierie d’Italia in As ha comunicato ai sindacati la richiesta di cassa integrazione per 3926 lavoratori, di cui 3538 nello stabilimento di Taranto, dopo il dimezzamento della produzione in seguito al sequestro dell’Altoforno 1 a seguito del grave incendio dello scorso 7 maggio. È stata chiesta la Cig anche per 178 lavoratori del sito di Genova, 165 di Novi Ligure e 45 di Racconigi.

Il 17 aprile la Conferenza dei servizi a Roma Di Alessandra Martellotti

Discusse al tribunale di Milano altre 400 istanze di insinuazione al passivo avanzate dai creditori dell’ex Ilva di Taranto. Presentate ad oggi 1310 domande e c’è tempo fino a giugno. L’azienda è stata dichiarata insolvente un anno fa Di Alessandra Martellotti

Urso:” Valutiamo partecipazione minoritaria dello Stato”  È stato raggiunto, al ministero del Lavoro, l’accordo per la proroga della cassa integrazione straordinaria per 12 mesi per i lavoratori di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria, ovvero l’ex Ilva, scaduta il 28 febbraio scorso. Coinvolti in totale , fanno sapere i sindacati, 3.062 lavoratori rispetto alla richiesta iniziale di 3.400. A firmare l’intesa i rappresentanti dell’azienda e di  Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm, Usb e Ugl.  Tra gli altri principali punti dell’accordo raggiunto, l’integrazione salariale al 70% e la rotazione dei lavoratori coinvolti, senza alcuna sospensione a zero ore. Tra le novità previste anche l’esclusione dalla cassa dei manutentori impegnati nel piano di ripartenza, la maturazione dei ratei di tredicesima e di almeno un giorno di ferie.   Intanto all’orizzonte potrebbe profilarsi anche una partecipazione minoritaria dello Stato. “Se gli attori dovessero chiederlo potremmo mettere in campo una partecipazione pubblica  che ci consente di garantire meglio lo sviluppo industriale degli impianti evitando gli errori del passato “. A dirlo Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del Made in Italy, a margine di una visita al Centro Enea del Brasimone  in provincia di Bologna.  “Non escludiamo affatto che ci sia una partecipazione largamente minoritaria dello Stato che possa accompagnare questo processo di rilancio produttivo e di riconversione industriale dai forni a caldo ai forni elettrici”.   La partecipazione pubblica sarà valutata sulla base delle proposte presentate. La priorità è che le attività del siderurgico proseguano secondo un progetto industriale chiaro e che ci siano tutte le garanzie sul piano finanziario, industriale, ambientale e sanitario “per fare di quel polo – ha spiegato Urso –  un modello e un esempio in Europa. Sarebbe una grande battaglia vinta”.

I sindacati, prima di andare avanti con le trattative, chiedono un incontro con il governo Servizio di Stefania Rotolo, riprese e montaggio di Massimo D’Olimpio.

Slitta all’anno nuovo la scadenza fissata per il 30 novembre. Gli investitori interessati sono 15 Slitta di un mese e mezzo la scadenza delle offerte per l’acquisizione di Acciaierie d’Italia. Dovevano essere presentate entro oggi, ma il ministero delle Imprese e del Made in Italy ha autorizzato una proroga al 10 gennaio 2025. La possibilità di un rinvio dei termini si era già manifestata nei giorni scorsi, stasera è arrivata l’ufficialitò. Quindici le multinazionali e le imprese dell’acciaio che avevano presentato a settembre una manifestazione d’interesse per l’ex Ilva, per ingloblarla del tutto o per acquisirne singoli asset. Nell’offerta – che è vincolante – gli investitori devono specificare prezzo di acquisto, piano industriale, occupazione e un progetto per eliminare gradatamente il carbone dal ciclo produttivo. Attualmente nel sito di Acciaierie d’Italia a Taranto ci sono  2000 dipendenti in cassa integrazione straordinaria.

Taranto: ci sono risorse per un miliardo di euro. Ma l’operazione sarà completata dai nuovi proprietari Decisivo passo avanti per produrre acciaio senza carbone all’ex Ilva di Taranto. Un memorandum d’intesa è stato firmato dai commissari di Acciaierie d’Italia, che gestisce il siderurgico, da Ilva in Amministrazione Straordinaria, proprietaria degli impianti, e dai vertici di Dri d’Italia, società di Invitalia a cui il governo ha affidato l’investimento del preridotto in ferro a Taranto. Le risorse finanziarie pubbliche per il progetto ammontano a un miliardo di euro, da attingere dai Fondi di Coesione. La tecnica del Dri – si legge in una nota – è quella indicata da tempo per la riduzione delle emissioni di Co2 nella produzione di acciaio, con un minor uso di carbone. L’impianto di riduzione diretta sarà di 2,5 milioni di tonnellate nel solo stabilimento di Taranto, ma la decarbonizzazione sarà completata in una fase successiva da chi acquisterà il complesso industriale, con una inevitabile riduzione nella produzione di acciaio, che però sarà più ecologico. La procedura di vendita di Acciaierie d’Italia è tuttora in corso, 15 le offerte presentate, con tre grandi investitori internazionali pronti a rilevare – da soli o in cartello d’imprese – la fabbrica d’acciaio più grande d’Europa.

E’ il giorno della cerimonia per la ripartenza dell’Altoforno 1 dell’ex Ilva di Taranto. Clima teso in città. “Daspo” per il ministro Urso dal comitato Liberi e pensanti. Il pd consiglia di annullare la visita. Organizzate proteste davanti alle portinerie Di Alessandra Martellotti

L’indagine si riferisce al periodo pre commissariamento e riguarda il funzionamento del Sistema Europeo di Scambio di Quote di Emissione Di Alessandra Martellotti

L’avanzo di amministrazione della Regione Puglia è vincolato, ma lo Stato potrebbe sbloccarlo. Denaro per imprese indotto e maestranze Servizio di Redazione Montaggio Luigi Aloisio

I dirigenti provinciali del partito e l’onorevole Ubaldo Pagano puntano l’indice accusatore sul Ministro Fitto. “E’ lui che ha “surrogato” il suo collega Urso e sta creando problemi a Taranto, ai lavoratori ed ai cittadini. Int. Anna Filippetti (Seg. Prov,le PD TA) Int. Ubaldo Pagano (Parlamentare PD)

Taranto, produzione senza bruciare carbone La realizzazione degli impianti di produzione del pre-ridotto all’ex Ilva di Taranto richiede il diretto coinvolgimento del gestore dello stabilimento, che è il solo ad avere l’esperienza e le conoscenze tecniche ed operative necessarie. A scriverlo in una lettera è Lucia Morselli, amministratore delegato di Acciaierie d’Italia. Una missiva inviata alla Dri d’Italia, società di Invitalia che si occupa dell’impianto, ai Commissari di Ilva in amministrazione straordinaria, ai ministri Urso e Fitto e a Franco Bernabé. In pratica la Morselli non sarebbe contraria al pre-ridotto, ma richiede una stretta cooperazione tra tutti gli attori a vario titolo. La Dri, invece, sostiene la Morselli, continua a rifiutare di condividere con Acciaierie d’Italia la relazione tecnica sul progetto. Il pre-ridotto permette di colare acciaio con un forno ibrido elettrico, senza bruciare carbone.

Non è stato trovato l’accordo, al Ministero del Lavoro, sulla proroga della cassa integrazione per 3 mila addetti di Acciaierie d’Italia. Domani nuovo incontro Servizio di Stefania Rotolo Riprese e montaggio di Massimo d’Olimpio Interviste a: Davide Sperti, Segr. Uilm Franco Rizzo, Esecutivo Naz. Usb Valerio d’Alò, segr. Naz. Fim Cisl

Visita riservata del presidente di Acciaierie d’Italia. Presentato ad una stretta platea il progetto dell’impianto che alimenterà i forni elettrici Servizio di Annamaria Rosato Intervista a Sergio Prete, Presidente Autorità Portuale

Hanno costituito un comitato e ora chiedono di essere convocate dal ministro Urso Una fase meno politica e più concreta, senza giochi di potere e senza condizionamenti ideologici. Per questi motivi si sono dimesse in massa le aziende dell’indotto Acciaierie d’Italia associate a Confindustria Taranto, che hanno costituito un comitato. Si tratta di un’aggregazione di aziende che, spiegano in una nota, vogliono essere protagoniste del loro destino. A peggiorare il clima e l’incertezza ha contribuito l’inerzia della Confindustria che, distratta e disorientata, ha delegato le problematiche della metalmeccanica e della siderurgia alla competenza regionale e nazionale. Attaccare la fabbrica, scrive il comitato, è una follia. E’ invece saggio difenderla aiutando a migliorarla. Per questo le aziende dell’indotto chiedono di essere convocate dal ministro Urso per sviluppare l’accordo di programma e verificare passo dopo passo l’avanzamento dei cronoprogrammi per la ripartenza e la decarbonzzazione dell’ex Ilva.

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