IL MONITO
Terminano con il discorso dell’arcivescovo di Taranto i festeggiamenti in onore di San Cataldo
Il riferimento all’omicidio di Sacko Bakari nel discorso dell’arcivescovo, Ciro Miniero, a chiusura dei festeggiamenti in onore di San Cataldo, patrono di Taranto. Dal balconcino della Chiesa del Carmine, Miniero esprime tristezza. E, al controllo, antepone la cultura: “Una società istruita, coesa, pacificata è più sicura”, mentre “la violenza nasce dalla povertà educativa e sociale, e dalla marginalizzazione delle persone” afferma Miniero interrogando i presenti: “La città di Taranto è una comunità?”, chiede a ciascuno; “Cosa ci lega? Cosa ci unisce?”.
Un passaggio poi sulle altre questioni: ambiente, lavoro, povertà, decoro. Il bisogno di salute e di salvezza, “parole che hanno la stessa radice semantica”, dice il vescovo. “Criticità che ormai sappiamo recitare meglio del Santo Rosario”. L’invito infine a essere come la chiesa, membra dello stesso corpo, nella stessa direzione: il bene, la giustizia, la pace. Dopo il discorso, la benedizione papale con l’indulgenza plenaria.
Un lungo pomeriggio insieme, con la santa messa in Duomo, la processione con le confraternite per le vie della città vecchia e del borgo e il rientro in Cattedrale. Il simulacro torna al suo posto. E così, bancarelle, bande, fuochi, riti e liturgie. Finisce la festa, il cui senso quest’anno è ancor più in quella domanda. “Taranto è una comunità?”













