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Schiavi nei campi, 12 arresti. La rete di sfruttatori dalla Basilicata, 13mila euro per visto

Smantellata dalla Dda di Potenza una rete criminale che sfruttava i decreti flussi per ridurre in schiavitù braccianti agricoli in diverse province, a partire dalla Basilicata

Un’associazione per delinquere finalizzata alla tratta di persone, intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, con l’aggravante della transnazionalità è stata sgominata dai Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Potenza e del Comando Carabinieri per la Tutela del Lavoro coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia del capoluogo lucano. 12 le persone, tra italiane e indiane, destinatarie di misure cautelari: due in carcere, 5 agli arresti domiciliari, mentre per 5 soggetti è
stato disposto obbligo/divieto di dimora.

L’analisi degli investigatori ha evidenziato come il sodalizio criminale fosse in grado di gestire contemporaneamente decine di pratiche migratorie, utilizzando in maniera fraudolenta le procedure connesse ai cosiddetti decreti flussi. Gli intermediari all’estero selezionavano i lavoratori inducendoli a versare somme variabili tra gli 8.500 e i 13.000 euro per ottenere il visto. Una volta giunti sul territorio nazionale, i braccianti venivano privati della libertà di scelta e costretti a turni estenuanti, spesso oltre le 10-12 ore giornaliere, in cambio di paghe irrisorie. Tutto era accompagnato dalle continue minacce.

Le indagini hanno interessato le province di Potenza, Matera, Salerno, Piacenza e Lecco, ed hanno consentito di accertare anche la posizione di quelle aziende agricole compiacenti che presentavano domande di assunzione per quote di lavoratori stagionali, dietro compenso illecito stimato tra i 3.500 e i
4.000 euro per ogni singola pratica.

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