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Premiato il tatuaggio con l’assalto al blindato. Il prefetto di Lecce: “È linguaggio mafioso”

Il tatoo è stato realizzato sulla schiena di un ragazzo di Squinzano e riporta i frame delle immagini di quanto accadde il 9 febbraio scorso sulla Lecce-Brindisi

Il confine tra libertà di espressione artistica e apologia del crimine è stato varcato con un inchiostro che brucia. Ciò che doveva essere una celebrazione della creatività, il Lecce Tattoo Fest, si è trasformato in un caso di cronaca. Ha suscitato clamoreil maxi tatuaggio realizzato sulla schiena di un ragazzo di Squinzano che rievoca l’assalto al portavalori avvenuto il 9 febbraio scorso sulla statale Lecce-Brindisi. Non solo: l’opera d’arte in questione è stato anche premiata. A rendere il tutto ancora più stridente è stata la cornice in cui è avvenuta la premiazione, esibita accanto al brand di promozione turistica della Regione Puglia, “WeAreInPuglia”, e ai loghi istituzionali.

Una vicinanza, quella tra il patrocinio pubblico e la celebrazione di un atto criminale, che ha creato una profonda frattura nel patto di fiducia tra cittadini, istituzioni e associazioni. La risposta delle istituzioni non si è fatta attendere. Il Prefetto di Lecce, Natalino Domenico Manno, ha scelto di intervenire in modo netto e senza appelli durante un evento sulla Costituzione presso l’istituto tecnico commerciale “Costa”, parlando direttamente a una platea di giovani:

«Quando un soggetto, un ragazzo di Squinzano, si fa un tatuaggio, tatuandosi sulla schiena i due malviventi che hanno assaltato il portavalori sulla Lecce-Brindisi. Ecco, che valore ha quel tatuaggio? Che tipo di messaggio potremmo lanciare? Sono degli eroi? Questo ci deve fare riflettere sui veri valori che noi dobbiamo trasmettere, perché non c’è assolutamente nessuna giustificazione anche per il suo momento di follia, perché soltanto un folle si può tatuare due malviventi che hanno, con armi da guerra, fatto un assalto terribile, mettendo a rischio l’incolumità e la vita di tante persone, di giovani e donne, come anche dei carabinieri finiti nel mirino di colpi di pistola esplosi ad altezza d’uomo -sottolinea il Prefetto di Lecce Domenico Manno-. Se vogliamo essere cittadini responsabili, attuatori dei principi della Costituzione, dobbiamo disprezzare questo tipo di atteggiamento che non trova assolutamente nessuna giustificazione, quindi noi dobbiamo disprezzare quel tatuaggio che questo ragazzo folle si è fatto in un momento pubblico. Quello è un linguaggio mafioso, un linguaggio che giustifica e che caratterizza un senso di appartenenza non tanto alla comunità di cittadini ma alla comunità della criminalità organizzata, trasmettendo e promuovendo la cultura della illegalità.

Dobbiamo stare attenti anche su quello che mettiamo sui social, su quello che postiamo, perché ci deve essere sempre a monte il criterio dell’etica pubblica, il criterio del rispetto dei principi costituzionali, dei valori della nostra Costituzione, allora solo così possiamo diventare veramente portatori sani di questi principi che devono ispirare le nostre azioni e i nostri comportamenti».

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