URBANISTICA
Tremila anni di storia vanno perdendosi, incagliati nel dibattito tra chi vorrebbe conservare, restaurare, e chi invece punta a salvare il salvabile, con interventi contemporanei e di qualità
Il critico e storico dell’arte Argan ha descritto la città vecchia di Taranto come “un’opera d’arte irripetibile”. Passeggiare tra i vicoli vuol dire scoprire tremila anni di storia. Ma la bellezza è infranta da incuria, abbandono, crolli. Tre, soltanto nelle ultime settimane. Il più recente, il giovedì santo, con l’inizio dei riti pasquali tarantini e quando questi spazi si popolano a dismisura, con tutti i rischi del caso.
Palazzi e balconi sono crollati in vicolo Nuovo, in via Porto e in vico Carducci. I residenti continuano a segnalare la presenza di stabili abbandonati, a raccontare della paura, a ogni pioggia, che terrazzini, facciate, solai, cornicioni possano travolgerli. Come tra via di Mezzo e largo Pittarella. A ogni crollo intervengono i vigili del fuoco, le forze dell’ordine, scattano i sequestri.
Non è un problema recente. Se ne discute da anni. Con due posizioni tra gli addetti ai lavori. Da una parte si vorrebbe restaurare e conservare il patrimonio inestimabile, che è la storia di Taranto. Dovendo fare i conti però con lungaggini burocratiche e vincolistiche che finiscono col paralizzare gli interventi; e con costi di costruzione molto elevati che non invogliano gli investitori.
Dall’altra parte si punta a una più rapida e fattibile riqualificazione, recuperando il possibile, ma aggiungendo interventi di qualità, facendo rinascere e rivivere i luoghi, non demonizzando la possibilità di dare un segno del presente. Tornerà a riunirsi la commissione Urbanistica nei prossimi giorni. Il dibattito è aperto, e ha il peso di chi oggi deve gestire e decidere sull'”irripetibile” che nel frattempo si sgretola lasciando indietro la storia, non accogliendo il futuro.













