
Olio evo: il prezzo alla produzione crolla a 7 euro al litro, agricoltori in difficoltà
Tra i problemi denunciati da Coldiretti anche frodi e pratiche sleali Una rete di controlli attraversa la Puglia, dai principali porti alle arterie stradali, con
Tra i problemi denunciati da Coldiretti anche frodi e pratiche sleali . Una rete di controlli attraversa la Puglia, dai principali porti alle arterie stradali, con cisterne e carichi di olio passati al setaccio dalle forze dell’ordine. L’obiettivo è contrastare frodi, speculazioni e pratiche sleali che comprimono il mercato dell’extravergine italiano. Cattive notizie, però, arrivano dal fronte dei costi. Il prezzo alla produzione è sceso a 7-7,50 euro al litro, mettendo in difficoltà migliaia di olivicoltori. “Il quadro si complica ulteriormente con l’ipotesi dell’Unione europea di aumentare le importazioni di olio d’oliva tunisino a dazio zero. I controlli alle frontiere, di fatto, restano insufficienti, considerato che nessuna verifica certa garantisce ciò che entra sul mercato”. A denunciarlo è Coldiretti Puglia, richiamando la recente relazione della Corte dei conti europea, che “evidenzia controlli sporadici o assenti sui pesticidi e altri contaminanti negli oli importati, soprattutto dalla Tunisia. Un paradosso se si considera che oltre il 90% dell’olio prodotto nell’UE è sottoposto a verifiche rigorose, mentre il restante9% proveniente dall’estero entra spesso senza garanzie per produttori e consumatori. In Italia, nel biennio 2023-2024, nessun carico di olio d’oliva è stato controllato nei principali punti di ingresso”. In questo contesto Coldiretti e Unaprol contestano con forza “l’ipotesi di raddoppiare le importazioni tunisine a dazio zero, definendola una scelta autolesionista che sacrifica una delle produzioni agricole più identitarie del Paese”. “Con una produzione di circa 300mila tonnellate, un consumo interno di 400mila e un export di altre 300mila, come è possibile che il prezzo pagato agli agricoltori sia crollato del 30%? È evidente che ci sono speculazioni da fermare”, ha detto David Granieri, vicepresidente nazionale di Coldiretti e presidente di Unaprol. Ma l’Unione europea è sotto accusa anche per le frontiere colabrodo che hanno lasciato passare materiale vegetale infetto da Xylella e altri parassiti. Una politica troppo permissiva, sottolinea Coldiretti, che ha favorito la diffusione del batterio anche nelle aree di confine della provincia di Bari. A Bitonto, città simbolo dell’olio pugliese, è stato individuato e sradicato un ulivo infetto in un terreno lungo la strada provinciale 156, in una zona cuscinetto monitorata dall’Osservatorio fitosanitario regionale. Le ricadute sul territorio pugliese sarebbero particolarmente pesanti. Con oltre 370mila ettari coltivati a ulivo, 148mila aziende coinvolte e cinque oli extravergine DOP più un’IGP, l’olivicoltura pugliese rappresenta la più grande fabbrica green del Mezzogiorno, con 60 milioni di ulivi e un valore di circa un miliardo di euro di produzione lorda vendibile.

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