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Una clamorosa retromarcia rispetto al 2022 . Addio al progetto simbolo della decarbonizzazione dell’ex Ilva. Il Governo centrale ha cancellato per decreto la costruzione dell’impianto a gas destinato alla produzione di preridotto, il semilavorato che rappresentava il primo passo verso una siderurgia pulita. Una clamorosa retromarcia rispetto al 2022 quando palazzo Chigi affidò ad Invitalia il compito di costituire a Taranto una società di scopo finalizzata a realizzare l’impianto per i semi lavorati. Il progetto in realtà non è mai decollato, la società si è riempita di debiti, 14 milioni solo nel 2025, perdendo anche gli aiuti del Pnrr. E così il decreto legge all’esame del parlamento all’articolo 3 annulla il finanziamento da ben un miliardo di euro per Taranto. Le risorse, in parte utilizzate per altro, torneranno nella disponibilità del Ministero del made in Italy per essere destinate sul territorio nazionale attraverso i contratti di sviluppo su generici interventi di decarbonizzazione, senza indicare: progetti, criteri di assegnazione dei fondi e beneficiari. Un furto con scasso che nega a Taranto la riconversione ambientale dell’ex Ilva. L’assessore allo sviluppo Disciascio ha già espresso parere negativo sul decreto nella conferenza Stato-Regioni. Il confronto si sposta ora in Parlamento dove la Puglia promette battaglia per salvare il miliardo di euro scippato a Taranto.

Se il comune di Taranto dovesse ribadire il “no” alla nave rigassificatrice, la partita industriale potrebbe spostarsi in Calabria Se il comune di Taranto dovesse ribadire il “no” alla nave rigassificatrice nel porto per la decarbonizzazione dell’ex Ilva, la partita industriale potrebbe spostarsi in Calabria. Domani, infatti, il ministro Urso, farà un sopralluogo a Gioia Tauro che potrebbe ospitare il rigassificatore e avviare la produzione di preridotto. Secondo Urso, un’eventuale scelta su Gioia Tauro renderebbe l’area uno dei poli di produzione di acciaio più moderni e sostenibili d’Europa. Una soluzione che non piacerebbe ai sindacati perché si perderebbero migliaia di posti di lavoro a Taranto, solo con 3 forni elettrici.

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