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L’uomo doveva scontare due anni di reclusione per possesso illegale di armi ed esplosivi, reato commesso nel dicembre 2015 all’interno di un bar in Albania. I finanzieri del GICO del Nucleo Polizia Economico-Finanziaria di Lecce hanno arrestato a Fasano un cittadino albanese, latitante internazionale, destinatario di un mandato di cattura emesso il 10 marzo 2022 dal Tribunale Penale di Lushnja. L’uomo doveva scontare due anni di reclusione per possesso illegale di armi ed esplosivi, reato commesso nel dicembre 2015 all’interno di un bar in Albania. Alla vista dei militari, il latitante è stato fermato e gli è stato notificato il provvedimento di arresto provvisorio ai fini estradizionali. In seguito, una perquisizione domiciliare ha permesso di rinvenire una pistola calibro 7,65 con matricola abrasa e quattro proiettili nel caricatore, oltre a documenti falsi che gli consentivano di coprire la latitanza. Per detenzione abusiva di armi e munizioni sul territorio nazionale, l’uomo è stato segnalato alla Procura della Repubblica di Brindisi e condotto nel carcere locale in attesa di giudizio. Sono in corso accertamenti sulla responsabilità di una connazionale che gli avrebbe offerto ospitalità.

Ogni giorno gli forniva supporto incontrandolo e lasciandogli buste contenenti generi alimentari, contribuendo anche alla gestione dei suoi interessi e delle necessità quotidiane Avrebbe favorito la latitanza di Carmine Mazzotta aiutandolo con cibo e gestione dei suoi interessi. Si conclude così l’indagine dei carabinieri di Lecce che ad aprile avevano catturato il latitante, condannato in via definitiva a 30 anni per omicidio. Gli inquirenti hanno scoperto che un 55enne, residente in località Boncore del comune di Nardò, già noto alle Forze dell’Ordine, lo avrebbe aiutato durante la latitanza. Dalle indagini è emerso che avrebbe avuto un ruolo attivo e continuativo: ogni giorno gli forniva supporto incontrandolo e lasciandogli buste contenenti generi alimentari, contribuendo anche alla gestione dei suoi interessi e delle necessità quotidiane. L’uomo è stato posto ai domiciliari con il braccialetto elettronico.

Il boss di Vieste fu arrestato nel 2024 dopo l’evasione dal carcere di Nuoro La Dda di Bari ha chiesto condanne da uno a quattro anni di reclusione per sei imputati che, tra il febbraio 2023 e il 2024, avrebbero aiutato la latitanza del boss di Vieste Marco Raduano, evaso dal carcere diNuoro il 24 febbraio 2023 e arrestato in Corsica il 2 febbraio 2024. Nello stesso giorno fu arrestato inSpagna anche il suo braccio destro, Gianluigi Troiano, latitante dal 2021. Oggi entrambi sono collaboratori di giustizia.Nell’inchiesta coordinata dal pm Ettore Cardinali, oltre agli “appoggi logistici e coperture” per Raduano, sono contestati anche il traffico di droga dalla Spagna al Gargano organizzato da Raduano e Troiano, e l’incendio di una macchina della madre di un collaboratore di giustizia.La pena più bassa, di un anno, è stata chiesta per Raduano e Troiano, anche in virtù del loro status da collaboratori di giustizia. Quella più alta, a quattro anni, per il 32enne di San Giovanni Rotondo Domenico Antonio Mastromatteo. La sentenza è prevista per giugno.

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