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fabio peluso

Il suo calvario inizia nel 2020, quando si ammala di Covid, ha un malore in azienda e anziché accompagnarlo in ospedale lo spediscono a casa in taxi. Era il 2020 quando Fabio Peluso, addetto agli impianti di ossigeno all’ex Ilva, mentre era in turno di notte, ha un malore e si accascia. Era uno dei primi casi Covid. Per evitare che la notizia si diffondesse all’esterno l’azienda, invece di accompagnare Fabio in ospedale, lo spedisce a casa con un taxi. Per lui fu una umiliazione. Mi sono sentito un sacco di immondizia da smaltire in fretta ed in silenzio ci racconta. Una volta a casa chiama il 118. Immediato il ricovero al Moscati. Era Covid. Rientra in azienda e nel frattempo presenta un esposto in Procura per il trattamento, la notizia diventa di dominio pubblico. Inizia cosi un altro calvario, oltre quello fisico. La persecuzione sistematica ed il mobbing. Un peso psicologico enorme che lo porta alla depressione. Non esce più di casa, non va a lavoro. E l’8 dicembre del 2022 arriva la lettera di licenziamento Intervista Fabio Peluso ex operaio Ilva

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