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detenuto suicida

L’uomo aveva 32 anni, ‘la situazione è insostenibile’ Mentre a Roma parlano di garanzia dei detenuti, nel carcere di Taranto si verifica un altro suicidio. Un detenuto trentenne, di origini calabresi, in attesa di giudizio per reati contro il patrimonio, si è tolto la vita impiccandosi con una corda rudimentale legata alla grata della finestra del bagno. A nulla è servito l’intervento dell’agente di polizia penitenziaria. Questo è il terzo suicidio nel carcere di Taranto dall’inizio dell’anno. La denuncia è del SAPPE -sindacato autonomo di polizia penitenziaria- che rimarca le disastrose situazioni di sicurezza nelle carceri pugliese, sovraffollate di detenuti e con l’organico di agenti ridotto all’osso.

Si tratta di un 51enne originario di Catania e residente nel capoluogo jonico Un detenuto si è tolto la vita nel carcere di Taranto. Cinquantunenne, originario diCatania e residente a Taranto, era stato arrestato ieri. Ne dà notizia la Uilpa Polizia Penitenziaria. E’ il 16esimo suicidio di un detenuto dall’inizio dell’anno nelle carceri italiane. Secondo il sindacato, “sovraffollamento detentivo, deficienze organizzative, strumentazioni e tecnologie inadeguate e organici carenti per tutte le figure professionali, che toccano i livelli più critici proprio in Puglia e a Taranto non consentono oggettivamente neppure d’ambire al perseguimento degli obiettiviindicati dall’art. 27 della Carta costituzionale e, soprattutto, mettono a repentaglio la sicurezza di reclusi e operatori”.

Il Sappe punta il dito contro l’amministrazione penitenziaria A Taranto ancora un suicidio, l’ennesimo, di un detenuto con problemi psichiatrici che già in precedenza si era procurato una serie di ferite sul corpo, autolesionandosi. La denuncia è del Sappe, il sindacato autonomo della polizia penitenziaria, che a settembre scorso ha presentato degli esposti alla procura di Taranto sottolineando le responsabilità dell’amministrazione penitenziaria per i gravi episodi avvenuti nel carcere, sia per la carenza nell’assistenza dei detenuti con problemi psichiatrici da parte dell’autorità sanitaria. Ad oggi, scrive il Sappe, nulla è stato fatto. L’ennesimo appello viene rivolto al Presidente della Repubblica, Mattarella, per fermare questa mattanza.

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