
Tutela della cozza tarantina, la richiesta: divieto di re-immersione per altri mitili
LA RICHIESTA Oltre alla frode commerciale e al danno di immagine della cozza, ci sono anche motivazioni legate alla sicurezza alimentare Il divieto dal primo
Oltre alla frode commerciale e al danno di immagine della cozza, ci sono anche motivazioni legate alla sicurezza alimentare. Il divieto dal primo maggio al 30 luglio di re-immersione di prodotti ittici, in particolare delle cozze provenienti dall’estero. La richiesta è di associazioni e sindacati di categoria al sindaco di Taranto, Bitetti. Si tratta di una misura che serve a contrastare pratiche irregolari e tutelare la qualità della cozza tarantina che in quel periodo è pronta per essere commercializzata. Quando i mitili importati in acque locali per un periodo limitato, poi vengono venduti come prodotto del territorio. Oltre alla frode commerciale e al danno di immagine della cozza, ci sono anche motivazioni legate alla sicurezza alimentare. C’è il rischio di diffusione di virus e agenti patogeni come Escherichia coli, biotossine algali e altri contaminanti. Le aree destinate alla reimmersione, scrivono associazioni e sindacati, sono limitrofe alle zone di allevamento di mitili autoctoni e pregiudicano le caratteristiche uniche della cozza tarantina con conseguente diminuzione di nutrienti e ossigeno.
Dall’innesto del seme alla vendita del prodotto trascorrono 18 mesi Servizio: Annamaria Rosato

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