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Chi cambia partito e tradisce il mandato elettorale d’ora in poi perderà gli incarichi politici ricevuti. Guerra annunciata in Consiglio regionale contro i voltagabbana. Chi cambia partito e tradisce il mandato elettorale d’ora in poi perderà gli incarichi politici ricevuti e l’indennità aggiuntiva mensile da circa mille euro. È quanto prevede la proposta di legge bipartisan depositata ieri, 10 giugno, dai consiglieri regionali Pd De Santis e Caroli di Fratelli d’Italia. Dopo settimane di scontro e confronto ed un primo tentativo fallito l’intesa è arrivata sulla modifica del regolamento dell’assemblea. “Se un consigliere regionale passerà da maggioranza a opposizione o viceversa – dice De Santis – cadrà dal proprio ruolo istituzionale che ha acquisito e perderà anche l’indennità economica che aveva prima. Abbiamo deciso di dire no al trasformismo e ai cambi di casacca”. Nel mirino gli incarichi di vicepresidente e segretari d’aula del Consiglio regionale e i presidenti delle commissioni consiliari. La decadenza non sarà automatica, ma passerà dal voto dell’aula o della commissione competente. Non saranno puniti i cambi di partito nella stessa coalizione. E così su un tema tradizionalmente divisivo, centrosinistra e centrodestra scelgono la strada della convergenza contro il trasformismo, anche se ora resta lo scoglio dell’approvazione definitiva in aula.

Oggi, venerdì 9 gennaio, proclamati gli eletti. Restano fuori esclusi eccellenti. Entro la mattinata di oggi, venerdì 9 gennaio, l’Ufficio centrale elettorale della Corte d’Appello di Bari, proclamerà ufficialmente i nuovi 50 consiglieri regionali. Da quanto si apprende, non ci saranno novità rispetto agli eletti stabiliti dalla piattaforma del Viminale ‘Eligendo’ al termine dello spoglio dello scorso 24 novembre. 29 seggi spettano alla maggioranza di centrosinistra e 21 all’opposizione di centrodestra. MAGGIORANZA: 14 seggi saranno attribuiti al Pd;7 alla lista Decaro Presidente; 4 ciascuno a Movimento 5 Stelle e a Per la Puglia. OPPOSIZIONE: 11 seggi a Fratelli d’Italia5 seggi a Forza Italia 4 alla Lega. Il 21esimo seggio è attribuito a Luigi Lobuono. Solo eventuali ricorsi dei non eletti potrebbero rimettere in discussione i seggi da oggi ufficialmente attribuiti ai consiglieri regionali. Come prevede lo Statuto della Regione Puglia, il presidente Antonio Decaro entro 10 giorni dalla sua proclamazione dovrà nominare gli assessori della giunta. Dei 10 consentiti, 8 dovranno essere eletti in Consiglio regionale. Qui i nomi dei papabili. La dodicesima legislatura del Consiglio regionale pugliese è quella che esprimerà più presenza femminile nella storia della Regione Puglia. Infatti ci sono dodici donne su 50 eletti. Restano fuori, dunque, esclusieccellenti: Lucia Parchitelli, ma anche l’assessore al Bilancio Fabiano Amati, il coordinatore di Azione Ruggiero Mennea, la ex assessora alla Salute Elena Gentile. Per l’opposizione l’ex consigliere regionale di FDI Domenico Damascelli ma, su tutti, l’ex governatore Nichi Vendola che nonostante le 9mila preferenze complessive non ha, con AVS, superato la soglia di sbarramento. 

Eletti che scattano con un terzo dei voti di chi resta fuori. Province minuscole come la Bat che eleggono otto consiglieri regionali, uno in meno della provincia di Bari con il triplo degli abitanti. Oscenità che la legge Mennea avrebbe scongiurato con una distribuzione più equilibrata dei seggi. Rimane chiusa nel cassetto la proposta di correzione della legge elettorale pugliese che avrebbe evitato il déjà-vu di contestazioni e ricorsi post voto. Il testo, a firma del consigliere regionale uscente Mennea, non rieletto, è stato proposto due volte: a giugno 2024 ed a gennaio 2025, ma in entrambi i casi senza successo. La riforma elettorale è rimasta sull’uscio della commissione consiliare anche per l’ostruzionismo bipartisan dei partiti più grossi Pd e Fratelli d’Italia. Risultato in quindici mesi i gruppi consiliari pur contestandola apertamente si sono guardati bene dal cambiare la norma del 2005 tranne che per la parità di genere, approvata con una leggina a parte. Un’inerzia stucchevole visti i disastri creati nelle ultime tornate elettorali da regole del voto capestro. Eletti che scattano con un terzo dei voti di chi resta fuori. Province minuscole come la Bat che eleggono otto consiglieri regionali, uno in meno della provincia di Bari con il triplo degli abitanti. Oscenità che la legge Mennea avrebbe scongiurato con una distribuzione più equilibrata dei seggi, abbassando lo sbarramento dal 4 al 2,5% per favorire i partitini ed introducendo il supplente, il subentro del primo dei non eletti al consigliere nominato assessore. Alla fine il consiglio regionale ha dato priorità al Tfm, la riesumazione della liquidazione per gli inquilini del palazzo – poi bocciata – lasciando intatta una legge elettorale scandalosa che da 15 anni produce solo ingiustizie e incertezza.

Approvato il ddl “salvaconsiglieri” che introduce una tolleranza del 5% sulla popolazione per determinare il numero dei consiglieri regionali. Il testo passa ora alla Camera Intervista: Sen. Dario Damiani (Forza Italia)

Dopo le resistenze emerse l’altro giorno in settima commissione, il Presidente ha sgridato i partiti chiarendo che con o senza di loro lui sa già cosa fare in vista delle elezioni di novembre Intervista a Michele Emiliano, governatore Puglia Servizio di Francesco Iato

Salvi i 50 seggi in Puglia, ok del Senato

Approvato il ddl “salvaconsiglieri” che introduce una tolleranza del 5% sulla popolazione per determinare il numero dei consiglieri regionali. Il testo passa ora alla Camera

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