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Acciaierie d’Italia Energia

I giudici amministrativi bloccano l’ordinanza del sindaco di Taranto, ma obbligano l’azienda a presentare un piano per tagliare i fumi inquinanti di arsenico e nichel. Il Tar di Lecce ha accolto con prescrizioni il ricorso presentato da Acciaierie d’Italia Energia (società del gruppo AdI), confermando la sospensione dell’ordinanza del sindaco di Taranto, Piero Bitetti, che imponeva lo stop all’impianto. I giudici amministrativi hanno però fissato un termine perentorio all’azienda per adempiere alle richieste del Comune: presentare un piano di riduzione delle emissioni inquinanti. I motivi dello stop alla centrale termoelettrica del siderurgico L’ordinanza sindacale mirava a bloccare la centrale termoelettrica che alimenta il siderurgico di Taranto attraverso il recupero e la gestione dei gas del ciclo dell’acciaio. Il provvedimento del primo cittadino era scattato a causa dell’inadempimento della società nella presentazione del piano di contenimento del rischio non cancerogeno. In particolare, erano stati contestati il superamento e il mancato controllo dei parametri emissivi di arsenico, cobalto e nichel. Cronistoria del provvedimento: dal blocco alla decisione del Tar 13 aprile: Il sindaco ordina ad Acciaierie d’Italia Energia di sospendere l’esercizio della centrale entro 30 giorni. 28 aprile: Il Tar di Lecce dispone una prima sospensiva cautelare dell’ordinanza per congelare lo stato di fatto e rimandare la discussione. 19 maggio: Si tiene l’udienza collegiale per l’approfondimento del caso. Oggi: Il Tar si pronuncia definitivamente confermando la sospensione del blocco, ma vincolando l’azienda al rispetto dei nuovi limiti ambientali. Attualmente, i vertici di Acciaierie d’Italia si sono riservati il tempo necessario per valutare nel dettaglio le prescrizioni contenute nelle decisioni del Tar di Lecce.

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